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il corona virus e la dissonanza cognitiva

Categoria: Conoscersi

coronavirus            Il corona virus e la dissonanza cognitiva

 

 

Un amico si autodefiniva trasgressivo, e infatti in qualche misura, certo assai tenue, lo era perchĂ© gli piaceva infrangere regole e divieti. 

Entrammo un giorno nella sua automobile e lo vidi per prima cosa allacciarsi la cintura; io invece non tollerandola, quando entro nella mia auto, rimando quell’azione a dopo la manovra di uscita dal parcheggio e poi a percorso avviato provo ad allacciarla (e mia moglie mi sgrida). Lo provocai: Come! Tu, un trasgressivo, metti la cintura? Spense il motore che aveva giĂ  accesso e mi guardò corrucciato. 

Io metto la cintura, cominciò,  giĂ  da prima della disposizione di legge, perchĂ© la cintura può salvarmi la vita. Non ho bisogno che mi si dica ciò che devo o non devo fare per salvaguardare la mia salute. Io seguo le regole soltanto se sono convincenti, se hanno per me un senso. Altrimenti quando posso le trasgredisco.  Ok va bene, come non detto, scusa! Dissi, assecondandolo. In realtĂ  mi aveva convinto.

 

In questi giorni proprio IN-CORONATI sappiamo che gli studiosi conoscono soltanto l’origine di questo coronavirus, sappiamo che il vaccino non esiste e che i medici “provano” a guarire i contagiati; si sa inoltre che si diffonde velocemente con il contatto fisico. Per questo dapprima l’invito dei governanti, poi l’obbligo di restare a casa per evitare appunto i contatti, anche perchĂ© non c’è piĂą spazio negli ospedali. 

Dunque il quesito è: Perché alcune persone circolano in città e fuori o si incontrano da qualche parte? La TV ci ha mostrato un gruppo di amici riunitisi in terrazza per una grigliata scoperti con un drone e multati. E non saranno sicuramente i soli. Quali sono i motivi alla base di questa trasgressione decisamente autolesionista?

L’abitudine è un fattore che muove gli individui a compiere azioni piacevoli in modo sistematico. Persone, abituate a riunirsi la sera di un determinato giorno con il bisogno di ripetere interazioni amicali e intanto abbuffarsi di cose buone, trovano difficile fare a meno di questi incontri. Senz’altro alcuni, prudenti, trovano scuse e rifiutano gli inviti, ma altri non si tirano indietro. Allora mi chiedo: Cosa mantiene questa abitudine? Ho la risposta (che non è mia) e la condivido.

 

La risposta è di uno studioso di psicologia sociale, Leon Festinger, che negli anni Cinquanta, dopo attente osservazioni ha elabo­rato la teoria della dissonanza cognitiva. Non potete immaginare quante cose si spiegano con questa teoria! Prendiamo in considerazione alcune informazioni che sono in relazione fra loro, per esempio: "piove" è un’informazione, ossia un dato conoscitivo; un altro dato conoscitivo, una cosa cioè che sappiamo, è "quando piove si prende l'ombrello". Questi dati sono consonanti tra loro, in questo caso il secondo discende dal primo.

Conseguenza: una persona, in questo caso, se deve uscire prende l’ombrello senza problemi (se ce l’ha).  

Un altro tipo di esempio: "io fumo", "il fumo fa male". Questi due dati, pur essendo attinenti perchĂ© si parla del fumo, sono però dissonanti, incoerenti. Sappiamo cosa fa un individuo che fuma e che è consapevole che il fumo fa male. Ha la possibilitĂ  di eliminare la dissonanza smettendo di fumare. Non ci riesce. Ma il nostro fumatore vuole e deve ridurre questa incongruenza (l’essere umano non tollera le incongruenze) e ha un’altra possibili­tĂ : convin­cersi che non fa poi tanto male, e andrĂ  alla ricerca di tali conferme. C’è un terzo modo: aggiungere nuove informazioni, completamente opposte, del tipo: fumare fa bene, aiuta a rilassarsi. 

Questa è la dissonanza cognitiva, una teoria che spiega sia il comportamento del singolo individuo sia alcuni fenomeni psicologici di massa. Spiega dunque perché gli individui tendono ad “aggiustarsi”, a sistemarsi come gli conviene le conoscenze che posseggono.

 

Cerco ora di individuare i termini che generano la dissonanza nel caso delle persone che trasgrediscono il divieto al contatto

Primo dato conoscitivo: Queste persone sanno di avere tanta voglia di contatto, bisogno di stare insieme ad altri (con annessi quali il cibo e i divertimenti). Secondo dato conoscitivo: il corona virus si diffonde per contatto, velocemente, e gli ospedali sono al collasso.

Questi due dati conoscitivi, pur essendo legati tra di loro (per via del “contatto”), sono dissonanti, ed è impossibile metterli insieme.  Abbiamo visto che l’essere umano non tollera le incongruenze e le dissonanze tre le conoscenze, deve scegliere quale conoscenza accettare e quale eliminare per risolvere la dissonanza e - come per il fumo - ecco la soluzione: si elimina il secondo dato conoscitivo negandolo o minimizzandolo. 

In questi giorni sentiamo molte persone infatti che si lamentano che i governanti esagerano, che il costringere la gente a casa è una restrizione eccessiva, che il corona non è la pesta bubbonica e annullano il fatto che pur non essendo la peste bubbonica si diffonde, i malati sono tanti e gli ospedali sono pieni. E la gente muore.

Il mio amico, quello della cintura in auto, sicuramente avrĂ  deciso di non uscire appena ha saputo come stanno le cose con questo virus, il cui nome sa di regnante abituato al comando e al bisogno di accaparrarsi nuovi territori. Il mio amico si sarĂ  chiuso in casa senza attendere l’imperativo della legge. 

 

                                                corona

 

 

13.04.2020

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