Come educare alla creatività

I MOSTRI SACRI

Le condizioni per la creatività e l’autonomia di pensiero

Voglio riprendere il tema della creatività accennando all’educazione che forma individui dal pensiero fluido e libero da condizionamenti, in grado di decidere e agire con autonomia di giudizio. E per questo inizierò con mio nonno, che mi ha educato all’autonomia di pensiero. Avevo dieci anni quando mi parlò della Divina Commedia concludendo in questo modo:                 - Devi tenere presente che Dante è un uomo e questa sua opera per quanto splendida può contenere idee che non condividiamo e  non dobbiamo temere di prendere da esse le distanze - e cominciò a leggere. Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscurae da subito  mi catapultò nel  mistero e nell’avventura. Forse devo a lui se La Divina Commedia mi mette i brividi, quelli piacevoli che hai voglia di riprovare.  

Ma il nonno, mentre raccontava l’Inferno, accennava a Dante e alla sua opera e spesso mi ripeteva l’argomento dei mostri sacri, come diceva lui, dei quali non bisogna avere soggezione per il semplice motivo che tra gli umani esiste soltanto l’umano, non il sacro. Mio nonno sicuramente era consapevole di creare in me un ponte tra autonomia di pensiero e fiducia in me stesso, un ponte che avrebbe permesso lo scambio di energie positive. Così pure sapeva dell’importanza del nostro parlare, del condividere, insomma dello scambio che avveniva tra noi. Gli studiosi sono d’accordo: è alta la probabilità che lo sviluppo della creatività dipenda dagli stimoli affettivi, ossia dalla relazione adulto-bambino. Ciò che viene stimolato e si apprende è soprattutto la tensione affettiva positiva verso se stessi e verso ciò che si fa, ossia un'unica tensione realizzatrice. Per definizione il creativo è una persona che ha fiducia in se stesso e per definizione è “uno che fa”, anche quando è triste e affranto finisce che si impegna sempre in qualcosa.

I ricercatori hanno indagato la prima infanzia di un buon numero di personalità creative e hanno rivelato queste convergenze di comportamento:   genitori che hanno rispetto per i figli,  che parlano e li ascoltano, che hanno fiducia nelle loro capacità, che assicurano loro autonomia di esplorazione del mondo e li incoraggiano a svolgere attività indipendenti: questi genitori pongono le basi per lo sviluppo nei giovani del pensiero creativo. L’atteggiamento dell’adulto verso ciò che il piccolo può o non può toccare dell’ambiente fisico che lo circonda, verso ciò che può o non può fare, influirebbe sul comportamento di ricerca. I genitori che limitano il bambino nelle sue manipolazioni, che restringono lo spazio fisico in cui egli si può muovere, circoscrivono di fatto anche il suo spazio psichico: il bambino è costretto a controllare il suo comportamento di esplorazione. Dare la possibilità di esplorare il suo mondo non significa essere permissivi, vuol dire essere consapevoli delle sue esigenze e per questo conviene preparargli da prima della sua nascita un ambiente stimolante, a misura di bambino, che abbia le sue regole ma non divieti incomprensibili; per dare esempi concreti significa mettere in soffitta prima che nasca tutto ciò che non potrà manipolare, e arricchire con oggetti allettanti e innocui quello che sarà il suo ambiente. 

E c’è ancora da aggiungere di fondamentale importanza l'accettazione  di comportamenti regressivi. Si tratta infatti dell’età in cui, per responsabilizzare il figlio (specie se primogenito), si pone un argine ai suoi comportamenti infantili, alle sue espressioni di pianto o di gioia, di rabbia o di tenerezza che all’adulto sembrano eccessive e inadeguate alla sua età, le sue esigenze di essere accarezzato, baciato, cullato. Molti autori hanno individuato invece proprio nei creativi questa capacità di regredire, sostenuta appunto dall’accettazione da parte dei genitori. E il mostrarsi infantili è uno degli aspetti della capacità di regredire, che permette di vivere e rivivere intensamente realtà diverse, di spostarsi con disinvoltura sulle onde delle emozioni, di andare controcorrente, di sperimentare nuovamente antichi percorsi per cogliere altri aspetti di remote sensazioni. Permettere di tornare bambini facendo capire che anche questo è un gioco è un’altra linea-guida per una sana educazione. 

Non voglio essere frainteso: le regole sono necessarie, l'atteggiamento dogmatico no, anzi è dannoso. E allora creare una relazione adulto-bambino improntata alla fiducia e all’accettazione, promuovere l’autonomia di pensiero, concedere la libera esplorazione del proprio ambiente, accogliere gli atteggiamenti e i comportamenti regressivi: questi quattro aspetti,  tra loro correlati, rappresentano le basi per una educazione creativa. E su questi si innestano le conoscenze e l’apprendimento dei linguaggi creativi.

 

la creatività è un'interazione e si assume anche per contagio

images3tratto e modificato da Maurizio Mazzotta Come educare alla creatività Giunti Lisciani 1990

 

 

 

 

 


 

 



 

 

IDEAS 

 

 

6 – Usare la fluidità ideativa: Il Brainstorming

Il Brainstorming (letteralmente: cervelli in tempesta) è un metodo di gruppo per produrre idee che in un secondo momento, selezionate, approfondite e discusse permettono la soluzione di problemi di qualsiasi natura. È importante però che il gruppo sia di poche persone, del tipo “faccia a faccia” (10/15 persone – a scuola si può provare con l’intera classe se non è molta numerosa) e sia guidato (conduttore) da chi conosce il metodo e sa gestire piccoli gruppi. Il metodo si svolge in due fasi e ogni fase ha le sue regole. 

PRIMA FASE o del semaforo verde, via libera alla produzione di idee, brainstorming vero e proprio. Le regole sono presentate e richiamate ogni volta che occorre dal conduttore e sono:                                                                                                                                                                            - stabilire la durata del brainstorming, dai 10 ai 20 minuti;                                                                                                                                                           - chiedere ulteriori spiegazioni prima del via al brainstorming;                                                                                                                                                                     - differire qualsiasi critica: da quando il conduttore dà il via fino al termine del brainstorming è vietato valutare e criticare ciò che viene detto;                                                                                                                                                                                                                                                      - esprimere sinteticamente, in pochi secondi, quello che viene in mente, anche se è bizzarro e non è collegato al tema in oggetto, senza preoccuparsi dunque del contenuto e tantomeno dello stile;                                                                                                                                              - - colui che guida  il gruppo registrerà ogni cosa che viene detta in modo che tutti vedano e dunque occorre un qualsiasi tipo di lavagna o di schermo, perché è necessario essere nelle condizioni di produrre nuove idee anche per associazione con ciò che si legge alla lavagna.                                 

SECONDA FASE o del semaforo rosso. Si chiama anche “pulitura” in quanto il gruppo, guidato dal conduttore, analizza, critica, valuta le idee prodotte, eliminando tutte quelle che sono dei “fuori tema” o delle ripetizioni o comunque idee irrealizzabili o non valide perciò che occorre. 

Questo metodo si può utilizzare a scuola, in azienda, nelle riunioni di lavoro, anche tra amici; in tutte quelle circostanze in cui è opportuno che ciascuno, prima di discutere e decidere, pensi liberamente sull’argomento o sul problema. Si tratta di favorire un clima disinibente e quindi la produzione di idee, idee stimolate direttamente dal tema e indirettamente per associazione con le idee espresse dagli altri. Si permette così una produzione estemporanea di materiale cognitivo che sarà successivamente oggetto di discussione, valutazione e elaborazione. Oltre a favorire la soluzione di un “problema”, questo metodo permette lo sviluppo della fluidità, in particolare delle fluidità ideativa e di quella  associativa e quindi aiuta a superare i blocchi emotivi.                                                                                                                       Alcuni esempi: a scuola, in seduta di consiglio di classe, il preside propone un brainstorming su “Come affrontare e risolvere il problema dei cellulari in classe”.                                                                                                                                                                                                                                 In azienda, per esempio, in un’agenzia di pubblicità i “creativi” liberano idee per “imporre sul mercato il nuovo dentifricio della ditta Y”.                                                                                                              Nella sede del sindacato, prima di discutere, tutti “tirano fuori” i “punti da inserire nel nuovo contratto di lavoro”. 

Quali processi intellettivi vengono messi in moto con questo metodo? Durante il semaforo verde si scioglie la fluidità, quindi il pensiero divergente, ma anche la originalità per associazione con altre idee. Durante la fase del semaforo rosso si utilizzano le capacità del pensiero convergente e cioè l’analisi e la valutazione.                                                                                                                                                                                       Il metodo è stato messo a punto da Alex Osborn proprio allo scopo di favorire la produzione di idee nel campo della sua professione di pubblicitario. Quando Osborn definiva il metodo si era nel clima degli anni Cinquanta, che furono gli anni degli studi teorici e sperimentali sulla creatività.                                                                                                                                                                                                                                                  Ecco in sintesi i principi alla base di questo metodo.                                                                                                                                                                        - Tutti possono essere creativi. Il brainstorming dà la possibilità a tutti di esprimersi proprio in quanto l’idea deve essere riferita in breve e si è liberi dal timore di sbagliare.
                                                                                                                                                                                                                 - L’abitudine è un ostacolo quando l’individuo tenta di trovare nuove soluzioni. La fase del “semaforo verde” (la vera innovazione) è un metodo pratico per eliminare i vincoli dell’abitudine in quanto permette nuove combinazioni di idee (per questo è necessario scrivere su una lavagna in modo che tutti possano sempre vedere ciò che si sta producendo e siano favorite così le associazioni).
                                                              - Un fattore che rafforza la rigidità del pensiero è la frustrazione. Una frustrazione può derivare da un giudizio. Il principio del giudizio differito, cioè il rimandare a dopo la valutazione di ciò che viene detto, elimina la preoccupazione di essere giudicati, che finirebbe per scoraggiare le nuove idee.                                                                                                                                                                                                                   - La quantità origina la qualità. Vari esperimenti hanno rilevato la tendenza all’incremento delle idee valide man mano che aumenta la produzione delle idee.

La validità di questo metodo, sostenuta dalle indagini sperimentali e dall’uso, non solo ha permesso l’iniziale successo ma sostiene il metodo da più di mezzo secolo. L’idea di sostituire, nel momento della produzione di idee, il “giro di idee” (metodo, che ancora si usa, col quale ciascuno ordinatamente dice “la sua”) con una esplosione senza ordine, né capo né coda, addirittura senza preoccuparsi di stare nel tema, senza giudicare, è veramente innovativa e funzionale. Si sbaglia se lo si considera un “giochetto”, ma si sbaglia pure, ovviamente, se lo si considera l’unico strumento di produzione creativa.                                                                                                                                                                         Si è riscontrata la sua utilità anche nell’allenare il gruppo all’accettazione delle idee degli altri. Il principio del giudizio differito è funzionale anche per questo. Infine si crea la motivazione ad apprendere, si stimola la partecipazione anche negli altri momenti di lavoro in gruppo. 

Spesso se ne fa un uso sbagliato o si confonde il brainstorming con altri metodi di produzione di idee; questi gli errori più frequenti:
                                                                                                                        - far esprimere ai partecipanti la propria idea secondo un giro di tavola predeterminato, cioè far parlare a turno. In questo modo viene annullata completamente l’esplosione delle idee;                                                                                                                                                                            - far annotare le proprie idee su schede di carta che, una volta raccolte, vengono lette, elaborate e organizzate. In questo modo si elimina completamente la possibilità di far nascere per associazione le idee, come invece avviene quando si trascrivono man mano su una lavagna sotto gli occhi di tutti;                                                                                                                                                                                                                            - eliminare la fase della pulitura. In questo modo si elimina il momento in cui si opera col pensiero convergente. 

 

02.03.2020

La creatività è un’interazione e si assume anche per contagio.

 

 

 

 

 

 

                                

                                         5 - Blocchi e ostacoli alla FLUIDITA’

E non vuoi che l’altro giorno giro l’angolo e lo vedo? Quello della “fluidità”, ricordi no? Ah bene, penso, così mi faccio dire a che cosa è “mischiata la fluidità”, che era discorso sospeso. Se ne era andato insomma, ricordi? E non vuoi che lui mi previene e dice: «Sei qua! Ti cercavo. Devo riprendere il discorso».
Resto spiazzato, che è una cosa che non mi piace e freno i miei impulsi buoni, anzi penso velocemente: ‘Non gli dare soddisfazione non gli dare soddisfazione’. E a lui, con tono freddo e distaccato: «Ah sì, non me ne ero accorto». Ma proprio ciò che mi fa rabbia è il suo entusiasmo, non si è accorto della mia indifferenza, sembra saltare dalla gioia e come se avesse letto il mio pensiero di prima si sbriga a dire: «Lasciamo stare, un altro giorno, vedremo in seguito a cosa è mischiata la fluidità». E così ho l’occasione per esprimere delusione, insoddisfazione, quasi disgusto, offenderlo insomma: «E che si fa così! Non si può lasciare in sospeso un discorso. Un bravo insegnante non lascia sospeso un discorso». Niente, non fa caso al mio disappunto e dice contento: «Ho cambiato, ci ho ripensato, devo dirti una cosa più urgente, parlare dei blocchi emotivi, degli ostacoli alla fluidità». Rimango di stucco: ‘Casso! Questo è importante’, penso. Ma sto zitto, tanto quello attacca e infatti:

«Molta gente si blocca quando gli si dice ‘tira fuori tutto quello che pensi’. Che cosa è che genera queste inibizioni? Senz’altro la paura di affrontare situazioni nuove. E dietro potrebbe esserci l'abitudine a schemi rigidi di riferimento, per cui non bisogna ‘lasciarsi andare’ oppure ‘Non bisogna mai dire fesserie’. Detto tra noi, non c’è niente di più cretino dell’imposizione di non dire fesserie. Dietro può esserci pure la tendenza al ‘tutto o niente’, quindi frasi del tipo: ‘È meglio star zitti che dire idiozie’.  Può esserci la convinzione che solo l'esperienza possa dettar legge: non ci si rende conto che l'esperienza ha avuto origine dalla soluzione nuova di un problema, spesso per tentativi ed errori.  Un’educazione errata, per esempio, può rendere incapace la persona di affrontare serenamente le situazioni problematiche, un’educazione che si preoccupa troppo che bambini e giovani abbiano tutto, da cui deriva l'incapacità di porsi domande, di analizzare il problema, di percepire relazioni insolite tra oggetti, eventi e idee.» Io lo guardo affascinato. La cattiveria, e con essa il nervosismo dei primi momenti, si è dissolta. 

«Ecco un altro blocco di inibizioni – riprende lui –, che possiamo definire come preoccupazione di apparire diverso, peggio! infantile. Si ritiene che il giocare con le idee, l'immaginare, il sognare a occhi aperti siano soltanto dei bambini. Molti studiosi sono invece d’accordo sul fatto che proprio le persone più mature, i saggi, e più ancora i creativi vivano anche infantilmente. Sono capaci di regredire, come se fossero in grado di percorrere a piacimento l’età evolutiva, negli aspetti intellettuali e affettivi. Andare e venire indietro negli anni. Meraviglioso!»  Mi guarda sorridendo poi ricomincia: «Non è finita. Altro blocco riguarda come noi percepiamo gli altri. Questo è proprio brutto: è la paura del giudizio degli altri, specie se sono adulti o hanno un ruolo importante.  È brutto perché ci abitua alla dipendenza dagli altri. Se un compagno ci dice ‘tira fuori quello che pensi’, è probabile che lasciamo andare pensieri e parole, ma se ce lo dice l’insegnante o il capoufficio, è un’altra cosa. ‘Parla liberamente’ ci dice il preside o il datore di lavoro. E la gente se la fa sotto. Insomma l'idea che l'autorità sia infallibile ci frega. Ma quale infallibile! Le più grandi stupidaggini le dicono proprio gli uomini che hanno potere, politico, economico, anche culturale.» Mi guarda un attimo, ma di certo non mi vede. Poi questa volta serio, preoccupato: «Il problema genera ansia. Se non lo risolvo sono un cretino’. Si arriva a pensare così. Il senso di autoefficacia è compromesso. Si ha un'idea di se stessi come soggetti poco capaci. L'ansia di dover esprimersi senza avere nulla da dire è come risolvere un problema, genera emotività negativa. Si è fottuti.» Mi guarda amareggiato e muove la testa. Mi amareggio anch’io. Chissà che stiamo (!!) pensando.

«Vedi quanti blocchi ci impediscono di lasciar libero il pensiero? Che invece è attività della testa importantissima. Adesso arriva l’ultimo blocco, il più grave, che si sviluppa come un cancro nel cervello delle persone. Si pensa che soltanto la logica, la razionalità siano utili e si conclude ‘io non perdo tempo con le idiozie.’ La fede eccessiva nelle capacità logiche spegne la voglia di giocare e di sperimentare. Si è strafottuti.» Altra pausa: « Ora possiamo in un certo senso concludere positivamente perché la “fluidità”  si può apprendere e si migliora lo star bene con se stessi. Ora capisci perché sono venuto a parlarti della “fluidità”. E ti dirò che da tutto ciò qualcuno ha precisato un metodo che serve ad allenarsi e a produrre idee valide.» Mi guarda e io sono in attesa; lui invece: «Ci vediamo» e di colpo si allontana e io: «Ma perché sca…», quando riesco a dire “ppi” già non lo vedo più. È fatto così: scappa. E io invece sto fermo: qual è sto metodo?

 da Maurizio Mazzotta  Come educare alla creativitàGiunti Lisciani 1990

L'OPERA, per gentile concessione dell'editore, è presente in versione ridotta come libro elettronico presso la YOUCANPRINT - vedi in fondo

  

 

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4 - Una delle capacità del pensiero creativo: la fluidità di pensiero

 

Un tale mi chiede: - A cosa serve la penna? -
Rispondo prontamente: - A scrivere, a tutte le azioni simili allo scrivere-.
Allora questo tale fa: - Giusto! Una sola risposta, ed è la sola risposta logica che spiega perché è stata inventata la penna -.


 

Questo tale poi continua (e già io comincio a rompermi le scatole perché una persona che fa il maestro mi dà ai nervi, comunque lo lascio parlare); continua in questo modo:
- Ma se ti dico: stai attento, Maurizio! Immagina che ci sia un “può”, e cioè che la domanda sia: a cosa altro “può” servire la penna? - 

 

Io sto zitto, perché non mi piacciono i professori, perché non so dove vuole andare a parare, perché comincio ad annoiarmi, perché mi sta disorientando e questo mi fa incazzare.
Allora lui afferra il mio stato d’animo (non è un cretino a quanto pare), nota in me un leggero disorientamento e cambia tono. Propone:
- Tanto per ragionare. Poco più di un gioco. Guarda bene questo oggetto, che nella fattispecie è una penna, e dimmi a cosa può servire - (calcando sulla parola “può”).


 

Allora la parola “oggetto” e quel “può” sottolineato mi illuminano di luce nuova la domanda, il mio cervello si snebbia, si libera della penna, e questo tale di colpo non mi è più antipatico. Per miracolo io non vedo più la penna come una penna. Nella mia testa svanisce la funzione specifica della penna, e io mi lascio andare e comincio:
- Può servire come arma, se tu mi aggredisci te la ficco in un occhio (qualche minuto prima l’avrei fatto). Può servire come unità di misura. Quel mobile è più alto di quell’altro sia pure di poco, vuoi vedere? Ecco! infatti il primo è alto dieci penne, il secondo nove penne e mezza. Ho una capigliatura folta e lunga e il vento me la rende fastidiosa, forse se uso la penna come asticciola riesco a imbrigliare un poco questi capelli. Se tolgo l’inchiostro di questa penna BIC e svuoto così l’involucro, posso utilizzare questa parte come un minuscolo recipiente, un tubicino da riempire di essenza di profumo. No scusa, mi blocco e dico, forse sto uscendo fuori tema -. 

 

- No no, si sbriga a dire lui, va bene ugualmente, non ha importanza. È importante che il tuo pensiero sia libero, spazi in ogni dimensione, ti permetta di vedere tutti gli aspetti di questo oggetto -. - E allora?! - Esclamo io, a questo punto sinceramente incuriosito.
E questo tale: - Questa è la fluidità di pensiero, mischiata a un’altra però... -. E se ne va, lasciandomi con la voglia di sapere. 

 

 

 

   3. Perché oggi la creatività e i limiti che ci poniamo 

 

                                                                                     da Maurizio Mazzotta  Come educare alla creativitàGiunti Lisciani

 

Questo brano dei miei discorsi sulla creatività lo dedico all’amica Bruna Caroli e a tutti coloro che hanno messo “mi piace” al suo post di ieri. Il suo scritto su di noi come organismi di una cellula chiusa mi ha suggerito di andare oltre alle mie conclusioni sul perché la creatività oggi e sui limiti che ci poniamo.

 

Da qualche decennio nelle società tecnologicamente avan­zate industriali, manager, dirigenti da una parte e dall’altra pedagogi­sti e psicologi, spinti da motivi diversi, non necessariamen­te opposti, anzi spesso complementari, hanno rivolto l'at­tenzione al processo cognitivo della creatività.

Lo sviluppo della tecnica, che fino a poco tempo fa è proceduto per fasi fino ad assumere carattere rivoluzio­nario e a produrre appunto rivoluzioni, ora ha carattere di esplo­sione nucleare, a catena! 

Questa continua trasformazione ci costringe a  stressanti modifiche comportamentali. Ed è un processo irreversibile! È la strada intrapresa dal­l’uomo, la cui prima invenzione, la ruota, preannunziava la velocità con cui si sarebbe mosso il nostro pensiero. Ma questa rapidità può stordirci se non riusciamo a controllarla, consi­derando i nostri bisogni, cercando nuo­vi equilibri tra noi e le nostre stesse creazioni.

Da qui la necessità di utilizzare tutte le nostre risorse, pure “quelle che non sappiamo di avere” svegliandole e, ovviamente, anche l’urgenza di impadronirci di nuove sapienze: sfruttare insomma al massimo il po­tenziale umano che sta nella capacità di apprendimento, quindi di modificazio­ne, propria dell'uomo. 

Inventare, accettare e adattarsi a ciò che inventano gli altri, sorvegliare tutto questo perché sia in armonia con noi e con l’ambiente: ecco il bisogno di uomini capaci di apprendere creativamente e di produrre in modo creativo.

In ultima analisi il quesito è: la necessità di sviluppa­re nell’uomo sia la capacità di innovare sia quella di accettare con coscienza critica i suoi stessi prodotti, ci darà la spinta per impostare un’educazione nuova, veramente idonea al raggiungimento di questi scopi?

Perché purtroppo oggi con questo urgente bisogno di essere innovatori e intellettualmente flessibili non soltanto ci ritroviamo ancorati a una scuola che non ci cura, ma accade per di più che ci rendiamo conto (forse in pochi) di galleggiare in un mondo solo in apparenza aperto al contatto e alla comunicazione, di fatto ci condiziona e ci allena alla chiusura. 

Il contatto vero, di idee e di emozioni, è alla base della creatività. Lo scambio reale, il confronto, la critica sono alimento del pensiero riformatore e del comportamento adattativo.

  Dunque siamo condannati alla chiusura, al rifiuto, alle competenze limitate e ristrette? C’è una via di uscita? Forse è sufficiente riflettere su noi stessi e tenersi lontani dalle masse, se non vogliamo perderci. Ancora, e più semplicemente, sfruttare le opportunità, per esempio come questa, dei cosiddetti social, per confluenze, adesioni, anche contrasti, insomma dando spazio all’essere e non all’apparire. Concretamente,  da subito, e può servire a  qualcosa, se evitiamo  le foto autoreferenziali e mettiamo in rete pensieri, poesie, esperienze emozionanti. E a questo, soltanto a questo poniamo il nostro “ci piace”.

 

 

 

 

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La creatività è un’interazione e si assume anche per contagio.

 

Creatività -2-

 

Chi immagina o intuisce soluzioni o inventa nuovi schemi e linguaggi lo fa perché, in un certo senso, non sopporta più le soluzioni date e i vecchi schemi. Ma l’intolleranza è soltanto uno dei fattori che muovono l’individuo creativo, per la creatività è necessario anche un altro fattore correlato all’intolleranza verso ciò che è ovvio e consueto, cioè il bisogno di indagare e di scoprire il nuovo, che è espressione di un ricevere e di un aprirsi al mondo, soprattutto quello che non si conosce!

 

Nell’individuo creativo gioca quindi un aspetto importante della personalità, cioè l’affettività. Infatti intolleranza e voglia di novità sono tratti di affettività, negativa e positiva, verso ciò che è fuori di noi.

Ancora di più se si pensa che la creatività si manifesta pure nel modo con cui si interagisce con gli Altri. 

La fantasia accende fantasia: da una parte, l'immaginazione fervida e convincente, dall’altra, la capacità di ascoltare e ricevere, di dimostrare a chi si esprime di “prendere parte”. E allora è creativo non soltanto chi stimola, ma anche chi risponde agli stimoli in un modo intenso e originale.

Se ti racconto una favola in modo autentico e tu ti lasci entrare nella mia favola, siamo creativi entrambi. La creatività è un’interazione e si assume anche per contagio.

 

Indagini ed esperi­menti controllati hanno rivelato che genitori e insegnanti crea­tivi sviluppano in figli e alunni la creatività. 

 

tratto da Maurizio Mazzotta Come educare alla creatività, Giunti Lisciani 1990

 

 

 

 

 

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Creatività è come risolvi il tuo problema; alzare una serran­da rotta perché ti occorre il sole, cercare la rima che ti serve o il colore per gli occhi che dipingi.

Creatività è nel modo in cui rubi il bacio alla tua amica, nel gioco dei bambini, nella voglia dei vecchi di continuare a vivere.

Creatività è l’avventura: vuoi saperne qualcosa?

 

L'etimologia della parola creatività ci riporta alla parola keré di origine indoeuropea che significa crescere. La parola cereale avrebbe la stessa origine: l’atto creativo è e permette una cre­scita, come la forza del grano.

Tentiamo di comprendere il significato di altre parole: alcu­ne saranno veri e propri sinonimi della parola creatività, altre porranno l’accento su particolari aspetti della creatività; tutte, forse, consentiranno di impadronirci del concetto.

Se si pensa all’atto creativo viene in mente che l’individuo che crea, immagina una realtà, esistente o no; oppure che in­tuisce il problema, nel senso che lo imposta in modo diverso e in modo diverso lo risolve; o ancora che inventa qualcosa di nuovo.

Immaginare è la raffigurazione mentale di qualcosa che è al di fuori dell'esperienza e che può essere possibile o impossi­bile. Io posso immaginare cosa dirà il dirigente che noncono­sco all’impiegato ritardatario; e Calvino può immaginare «il suo cavaliere inesistente». L’immaginazione parte sempre da dati reali: il dirigente, le frasi che dice, l’armatura vuota, il cavalie­re, e implica necessariamente che si vada oltre.

L’immaginazione è un andare oltre le informazioni che si pos­seggono.

Intuire è arrivare alla soluzione senza fare uso dell’algoritmo opportuno, idea-152213  340

 

cioè di quella sequenza logica di operazioni che porterebbe alla soluzione prevedibile. Si può arrivare (se non si sbaglia!) anche ad altre soluzioni, perché in realtà il proble­ma è visto in modo diverso (intuire: vedere dentro) e nella nuo­va ottica si imposta un nuovo algoritmo. Gauss, che a sei anni è già un matematico!..., vede «dentro» al problema che il mae­stro pone alla classe. Si tratta di operare una serie di addizio­ni: 1+2+3+4+5+6+7+8+9+10 e lui scopre una «struttura»: cinque coppie di numeri che sommati dànno 

sempre 11: 1 + 10; 2+9; 3 + 8; 4 + 7; 5 + 6; e arriva a dire 55 in pochi secondi!

Inventare significa trovare qualcosa di nuovo; la produzio­ne di idee originali è tipica dell'atto creativo. L’individuo che, in qualunque campo, esprime capacità creative è un innovato­re: può rinnovare uno stile, può scoprire in un oggetto una nuo­va funzione, può trovare tecniche e metodi per soluzioni diver­se, può scoprire leggi e principi. Cade una mela e Newton trova una legge.

 

 

da Maurizio Mazzotta  Come educare alla creativitàGiunti Lisciani 1990

 

L'OPERA, per gentile concessione dell'editore, è presente in versione ridotta come libro elettronico presso la YOUCANPRINT

 

 Copertina DEF 2

 

 

 

 

 

 

Titolo: Come educare alla creatività

Autore: Maurizio Mazzotta

Data di uscita: 2015

ISBN: 9788891170323

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/didattica-e-formazione/come-educare-alla-creativit-ebook.html

EBOOK - YOUCANPRINT

€3,49

                                                                                    formatoEPubMobi

 

"....il libro unisce due aspetti ...: la conoscenza e l'uso delle «tecniche» più determinate e precise con l'appello inesauribile alla «creatività». Solo gli sciocchi credono che la seconda dispensi dalle prime, mentre ne è una delle più esigenti utilizzatrici. Lo sanno gli inventori e scopritori, i grandi scienziati e i grandi artisti: che superano ... le costrizioni delle scuole ... solo perché hanno saputo impadronirsene fino in fondo... "(Dalla presentazione di Mauro Laeng).

 

Saper gestire la "situazione pigmalionica" significa creare l'effetto Pigmalione, il mitico scultore che rese vivente una statua, ossia saper generare l'effetto da aspettativa positiva. Significa essere capaci di comportarsi in ben precisi modi, i quali, tutti insieme, dimostrano fiducia nell'Altro e suscitano nell'Altro fiducia in se stesso.

 

Cosa s'intende comunemente quando ci si esprime con frasi come queste: mio figlio ha molta creatività; quel ragazzo è creativo; quella persona ha eccezionali capacità creative? Quando il genitore parla del figlio, per spiegare che ha mol­ta creatività dice che ha fantasia... L'insegnante, a proposito di un alunno creativo, dice che è estroso, originale, dà risposte inattese e convincenti... Di un amico adulto diciamo che trova molte soluzioni ai problemi e che non si scoraggia di fronte alle situazioni difficili... Questo libro propone un'attenta riflessione scientifica e una serie di strategie per lo sviluppo della creatività.

 

 

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