Il cinema povero - La recitazione

 

scritti sul cinema povero di Maurizio Mazzotta

 

La recitazione muta e inconsapevole

 

Aver a che fare con interpreti che non sono attori è stimolante. Accade nel cinema povero. A una persona che si trova la prima volta davanti alla macchina da ripresa o alla telecamera, che non ha mai interpretato un ruolo a teatro, insomma che si trova nelle condizioni di dover esprimere emozioni e sentimenti che non sono suoi, che non prova realmente, cosa può dire il regista del cinema povero? Non gli può chiedere nulla. E allora? 

Luchino ViscontiVisconti era un mago o sapeva come fare? Proprio con “La terra trema” (1948), ispirato ai “Malavoglia” del Verga, dove dei veri pescatori diventano interpreti di un dramma sociale, Visconti si è imposto nel panorama del Neorealismo italiano. Il film, che doveva essere il primo di una trilogia siciliana, narra la storia di una famiglia di pescatori che non accetta che altri controllino il mercato del pesce. Il grande regista affida a interpreti non professionisti le espressioni di personaggi all’interno di un tema che tratta di ribellione, gente che lavora contro gente che non lavora e pure detta legge e si impone. 

Un capolavoro, ma non un caso unico. Molti altri registi hanno provato e ci sono riusciti. Ora poi col cinema povero diventa una necessitĂ . Ma nel cinema povero non sempre riesce, anzi di rado i registi “tirano fuori” l’interprete da una persona che non ha alcuna esperienza di recitazione. Forse il piĂą grave limite di questo cinema. La carenza che si nota di piĂą nei festival. 

Quale la via da seguire, pure se rimane irta di difficoltĂ ? 

Nel cinema povero far recitare un “non attore” è veramente un continuo problem solving. Si può a ragione dire che il risultato è merito del regista e del fotografo. Poco tempo fa, al termine di un’anteprima di un mio corto, alcune persone, che avevano applaudito, commentavano che l’interprete era stato “veramente bravo, aveva reso bene il personaggio”. Il direttore della fotografia, che conosceva come me i segreti del film, ed io ci siamo guardati perchĂ© di quei complimenti potevamo a buon diritto impadronirci noi due. Non volevamo svelare il nostro segreto ma con gli sguardi ci scambiavamo il merito e la soddisfazione. 

Non voglio togliere nulla alla persona che ha accettato con entusiasmo l’esperienza di interpretare un ruolo in un film e che ha mostrato la propensione a lasciarsi guidare, caratteristica imprescindibile che deve avere il “non attore”. Qui accenno a un momento del set per fare un esempio concreto e spiegare la “recitazione muta e inconsapevole”. 

A un certo punto della storia narrata il “mio non attore” doveva esprimere sconcerto. Lo sconcerto è difficile giĂ  per un attore, figurarsi per una persona che non ha mai provato a recitare. Invito voi che state leggendo a pensare a un evento inaspettato, che colpisca per esempio la vostra autostima, mettetevi davanti allo specchio e cercate di esprimere ciò che dovreste provate. Sarete poco convincenti. Così il fotografo e io avevamo questo problema. 

Dopo vari tentativi ho pensato che se l’interprete fosse stato “ripreso in primo piano”, avrebbe mostrato inequivocabilmente che la sua espressione non era consona con ciò che avrebbe dovuto provare, e quindi non avrebbe comunicato agli spettatori lo sconcerto del personaggio. Così ho proposto una soluzione drastica: riprendere un primo piano, ma di profilo. Immaginate la guancia del personaggio che sta vedendo insieme allo spettatore l’evento che lo sconcerta. In questo modo lo spettatore non vede la sua espressione, ma la immagina. E il direttore della fotografia subito dal canto suo ha pensato di creare un’ombra che incupisse. Il risultato era accettabile. Meglio ancora se dopo qualche secondo il personaggio gira un poco la testa, rivela interamente il profilo e lentamente si allontana. La sua scarsa reazione espressiva può essere scambiata per “un restare perplesso” di fronte all’evento. Il risultato è migliorato. Così insieme al fotografo ho costruito lo sconcerto del protagonista. 

Ci vuole una premessa, che il regista del cinema povero sia “sensibile” alla recitazione. Se il regista elegge come interlocutori soltanto il direttore della fotografia e l’operatore, il suo corto avrĂ  cattivi attori. Essere “sensibili” alla recitazione vuol dire avere le conoscenze per individuare il buon risultato nella interpretazione, sapere cosa significa essere un interprete che esprime in modo convincente il personaggio, che ne comunica gli stati emotivi; vuol dire anche avere il gusto della interpretazione, del mettersi nei panni di un altro. Il regista del cinema povero deve preoccuparsi sin dall’inizio che nella sceneggiatura si utilizzi il dialogo con parsimonia, solo frasi essenziali, e che si faccia piĂą affidamento alla recitazione “muta”, quella appunto che può essere controllata dal regista, come dirò tra breve, spiegandola. 

Se esistono tali premesse il regista del cinema povero, che dirige appunto attori che non hanno mai interpretato o che hanno difficoltĂ , deve “studiarsi” queste persone, proprio come persone, nel senso che deve apprendere quali possibilitĂ  offrono le loro espressioni facciali, le posture, i gesti. Per prendere a loro insaputa ciò di cui ha bisogno. Questa si può definire “recitazione muta e inconsapevole”. 

 

05.05.21

 

tratto da

 

 

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Titolo | Il cinema povero con modelli di cinema ricco

Autore | Maurizio Mazzotta
anno 2015
copertina di Maurizio D’Anna

ISBN | 978-88-91188-98-4
© Tutti i diritti riservati all’Autore
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Sommario

1 - Il cinema povero
Cosa ci permette di definire regista colui che firma un film -
Basta che funzioni - Dieci inverni

2 - Il regista del cinema povero
Sono pochi i registi che fanno un film da un’idea tutta loro -
Il nastro bianco - Basilicata coast to coast

3 - Svegliare le idee
La formazione del regista deve partire dallo stimolare la capacitĂ  di scrivere soggetti
- Mine vanganti - Il grande sogno

4 - La pagina bianca
Il primo scoglio è il soggetto, la storia, ancora prima: le idee
- Gli abbracci spezzati - La prima cosa bella - Tulpan

5 - Romanzi e film
Confronto di processi creativi: romanzo/film
- Il riccio - La Prima linea - La bocca del lupo

6 - Corti e lungometraggi
Differenza tra cortometraggi e lungometraggi
- Hachico - Il mio amico Eric

7 - Il filmmaker
Descrizione dei filmmaker
- Il film di Andrea X - Nemico pubblico

8 - La sceneggiatura
La sceneggiatura è il film scritto sulla carta
- Cheri - I love radiorock

9 - Il colpo di scena
Colpi di scena in un cortometraggio premiato
- Ricatto d’amore - L’uomo nell’ombra

10 - La preparazione degli attori
Differenza teatro e cinema. Suggerimenti ai video maker
- Bastardi senza gloria - Il concerto

11 - Sulla recitazione
La recitazione muta e inconsapevole
- Single man - AgorĂ 

12 - Il set
Dalle funzioni del ciak all'inquadratura - magia del cinema - ai movimenti di macchina
- L'uomo nero - Remember me

13 - Il montaggio
Cosa si può modificare in fase di montaggio
- Il “13° uomo” - Questione di punti di vista

14 - Il sonoro e la musica
La questione dell’autonomia del cinema dalle altre arti
- Baaria - Riunione di famiglia

15 - I festival
Scoprire le tendenze valutative dei festival
- Happy family

BIBLIOGRAFIA mini 

Per approfondire CLICCA sulla copertina del libro IL CINEMA POVERO (qui a sinistra)

 

INS 15.10.15

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