A volte il rischio...

I pregiudizi e tutte le brutture della vita servono, perché col tempo si trasformano in qualcosa di utile, come il letame in humus (A. Checov)

di Maurizio D'Anna

A volte il rischio, quando si parla di chi ha precedenti penali, è di perdersi in facili giudizi, questo si sa. C’è però un altro atteggiamento che sempre più spesso prende forma nella società perbenista: la caduta in inutili patetismi, dietro i quali non c’è solidarietà ma affermazione di se stessi attraverso atti di benevolenza anziché di condanna. Ciò non riduce le distanze anzi le amplifica, dividendo ancora più nettamente il mondo tra buoni e cattivi; dove il giusto può pettinarsi le ali ed essere misericordioso mentre chi ha sbagliato ha il permesso di starsene in disparte a leccarsi indolentemente le ferite e a lagnarsi di tanto in tanto.

“Sì, ha commesso degli errori” -aggiunge qualcuno- “bisogna però dargli una seconda opportunità”. L’oggetto in questione è facile da determinare, mentre a chi è indirizzato quel “bisogna” rimane spesso senza una precisa attribuzione. Lo Stato? La città? Forse magari la cosiddetta società civile alla quale ci fregiamo di appartenere ma dietro cui ci nascondiamo ipocritamente per non prendere iniziative personali. Quanti dei cosiddetti appartenenti alla società civile assumerebbero chi ha avuto problemi con la giustizia?

Alla gogna di portare lo stigma di un passato criminale e il relativo sospetto da parte del potenziale imprenditore si aggiunge la mancanza di professionalità di base e, soprattutto, una totale sfiducia verso se stessi e verso la possibilità di successo nel mercato del lavoro legale. "I soggetti adulti che sono spesso i più difficili da affrontare e, perciò, da sostenere nella comunità, sono soprattutto coloro che non sanno guardare avanti" (Blackwell, 1998:4).

È con questi presupposti che è cominciato il lavoro di insegnante del sottoscritto, professionista nel campo della grafica, con una cartella piena di nozioni da distribuire e di preconcetti da celare. In classe, dall’altra parte, degli occhi che mi scrutavano, incuriositi dalla mia presenza più che motivati ad apprendere... dietro quegli sguardi storie di disagio ed un mare di incertezze sul futuro.

Facile sarebbe stato per me la tentazione, stanco dal lavoro svolto fuori dalle aule, di abbandonarmi ad una vaga ma perniciosa tendenza allo scivolare sonnecchioso delle ore.

Facile sarebbe stato per loro ripetersi che era inutile impegnarsi in qualcosa “ché tanto ormai”…

Invece è nato questo umile ed onesto giornaletto (vedi giù COSì VA LA VITA), tante parole più o meno esatte, tanti pensieri più o meno chiari, tanti valori più o meno messi in gioco, ma una sola volontà, quella di far sentire la propria voce…

...E se è stata la coscienza a parlare, tanto meglio, perché la sua voce è così sottile che è facile soffocarla; ma se è pura è impossibile confonderla. Grazie ragazzi… è stato bello. 

 

inserito 27.01.2009 - clicca sotto COSì VA LA VITA

 

 

 

COSì VA LA VITA
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