Davide Cuccaro

inserito 25.12.2006

L'AUTORE


Davide Cuccaro, nasce a Taranto il 07.05.1978, pubblica la sua prima poesia per un lavoro scolastico per l’U.N.E.S.C.O. a diciotto anni, poesia dal titolo: “Pace brasiliana”.
Partecipa al “PREMIO DI NARRATIVA E POESIA Ignazio DI NAPOLI I EDIZIONE 1997” classificandosi nella sezione "poesia" come  III classificato, il 10 giugno 1997; quindi al concorso: “Sogni e desideri” edito dall’Aletti Editore nel 2003 vincendolo con la poesia: “Ad inseguir parole…“ che è stata poi pubblicata dalla stessa Aletti nella raccolta: “Sogni e desideri”; successivamente ha pubblicato ancora per Aletti Editore, le poesie: “Non ho più fiato“, “Affondo nel mio raschio”, “È sceso un velo come“, “Gocce di cera rossa”, “Foglie d’autunno”, “E lei tace” per le raccolte: “L'enciclopedia dei poeti nuovi della Puglia” e “L'enciclopedia dei poeti nuovi della Lombardia”.

Attualmente studente di Ingegneria Informatica, lo si può contattare via mail all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


POESIE



"NON HO PIU' FIATO"

Non ho più fiato
è per questo che ora,
come senti,
mi sono fermato,
carponi, ai bordi di questa strada che
più non ha
il profumo di noi
gli odori che sai anche tu.
Non ho più fiato
non ho più magia
qui, nella periferia
della nostra storia,
fermo me
in un’ultima pesia,
per legarmi a te
e all’ultima scia
di questo tempo in dietro
che si trascina nella memoria mia.
E così è ricordare la nostra gioia
assieme, ora che,
mi omaggio alla pazzia
nel sentire inverno,
questa estate che mi riarsa le labbra,
mentre il cuore è un pugno
che mi batte dentro,
e nelle lagrime, che sono già secche sul mio viso.
In questa secca della mia vita
dove il mare
è solo un’immagine sbiadita;
non ho più forza
per una nuova risalita,
oramaisolo,
in fondoa me stesso
non trovo
che nulla
e addobbatocome un uomo
mi abbandono
allo scorreredel tempo
allo sbattere del vento
al deserto dell’amare
al dolore dell’amore
a dirmi: “addio, ora si muore.


 

"AFFONDO NEL MIO RASCHIO"

Affondo nel mio raschio,
con le unghie a graffio della
mia anima e, della mia pelle, di maschio
ora che il mio cuore è ad un
passo dal battere l’ultimo fondo
di questa vita che mi inchioda, nella
sabbia del tempo, dove
dal mare fui, tra sangue
e sale, il primo amare
di occhi che mi guardano
e non vedono questo
buio nel cuore, queste
gocce rosse di parole
che ruggiscono fruste di dolore.


 

"E' SCESO UN VELO COME"

È sceso un velo come
fumo, fumo nero, che
se guardi il cielo è celeste ma, è con i
piedi, che non tocchi e all’orizzonte li
vedi, sono pronti, il vento trasporta
i lorotre rintocchi.
È caduta come neve e tra le dita
è poi andata, oltre la carezza oltre, la
mia mano è scivolata
la dolcezza e una pioggia
di sale, bruciandomi,
mi ha fatto andare
tra le luci e le parole,
tra le giostre e le rotonde,
tra le sottane e le storie,
nel limbo tagliente della realtà che,
se ha orecchi, non sente
quanto male fa affondare colpi e
lagrime al cuore e quanto
dolorecosta volare un attimo
solo che si finge d’amare,
per insultare, insultare ancora la
vita che è una bugia e una
favola che prega, una
prostituta che beve
quel di chi se ne frega.


 

"GOCCE DI CERA ROSSA"

Gocce di cera rossa,
le mie mani nel cielo,
il vento ha fermato
su arcobaleni,
disfatti raggi di sole
tra la brina
che scrive poesia
a far compagnia
alle nuvole
ovunque sia pioggia,
l’umido ritornare,
di nostalgia
sui cuscini bagnati,
di salati sogni
che graffiano
ancora gli occhi
come sbucciati ginocchi che si trascinano
ancora per strade
e sotto i ponti di un sorriso
per rincorrere
ancora la luce
di quel lontano suo, mio, viso!
"Foglie d'autunno"
Del  calore del sole
i suoi frammenti,
baciate ancora dai
raggi di sole volano
tra gli aliti dei venti.
La fragilità e l’odore
che si colgono sotto i piedi
e dopo l’ultimo fragore
l’umidore di una
stagione che muore.



"E LEI TACE."

E lei tace, io qui sento inverno
tutto è spoglio:’ cuore io muoio’.
Mani vuote, è freddo in questa stanza, gambe malferme è debole la mia danza. Al mare ho detto: ’Addio…’
prima ancora di arrivare
dove un altro ha meta, non io.
E lei tace e questo vento
freddo guarda i miei occhi
come diavolo e inferno; occhi
rossi: ’Infinito il dolore’
occhi grossi: ’Infinito il mio amore’.
E lei tace: ’taci amare mio’
quanto fragile sono io
capo chino io.
Freddo, freddo, fatti sentire freddo
per congelarmi così, io freddo io.
E lei tace.

 

 

 

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