Sottovalutare l'altro: un grave errore

 

tre ragazzi 2                                               LINGUAGGI DEL CORPO E ALTRO

 

     Non ha importanza ciò che stanno dicendo Federico, Mara e Gregorio seduti al bar: si tratta di una scenetta inventata ma utile per vedere in azione i linguaggi del corpo e ancora quanto tali linguaggi permettono a chi osserva di fare ipotesi su comportamenti e relazioni più del linguaggio verbale. Una scenetta realistica dunque che ci interessa per capire il significato delle relazioni tra i tre dai loro gesti e dalla mimica. 

 Sono seduti a un tavolo per il caffè di mezza mattina e noi comprendiamo dall’intensità del loro modo di parlare che anche se la situazione è informale stanno approfittando di questo momento per riferire su cose importanti. Che siano argomenti di lavoro lo capiamo dal fatto che mimica e gesti esprimono contenuti informativi ed esplicativi e l’emotività è sotterranea. Infatti se io ho il volto accalorato, se compio gesti frequenti e ampi, se il corpo sussulta continuamente, i contenuti che esprimo sono più di natura emotiva; se invece la mia mimica è rassicurante, i gesti misurati, addirittura precisi come il portare le dita in fronte per sottolineare il richiamo al ragionamento, in questo caso i contenuti che esprimo sono di natura cognitiva, quali appunto informare, descrivere, spiegare.

 Federico, Mara e Gregorio stanno parlando di lavoro seduti in una sala, dove non c’è nessun altro. Possiamo permetterci anche l’ipotesi che qualcuno di loro stia convincendo l’altro o gli altri due a fare o comprare qualcosa.

 Se li osserviamo meglio e un po’ più a lungo ci convinciamo che Federico e Mara hanno come obiettivo Gregorio, e che Federico ha più potere di Mara. Ce ne accorgiamo perché sono tutti e due protesi verso Gregorio, e parlano a Gregorio più di quanto Gregorio parli a loro due; che Federico e Mara si lanciano occhiate fugaci, ma fermano i loro sguardi su Gregorio; capiamo pure che Federico interrompe Mara, Mara invece non lo interrompe mai; e che Gregorio parla più spesso a Federico ma tiene d’occhio Mara.

 In mezzo a questi giochi di sguardi, di mimica e di gesti, noi che osserviamo dietro a uno specchio e li stiamo studiando, ci accorgiamo che Federico a un certo punto guarda Mara aprendo gli occhi, alzando le sopracciglia, si raddrizza e inarca la schiena, in più compie un breve ma energico movimento di testa. Possiamo pure ipotizzare che sia più discreto e tocchi col suo ginocchio quello di Mara, o che spinga il piede a toccarle il suo. E con ciò concludiamo che Federico stia bloccando Mara: non vuole assolutamente che dica ciò che ha iniziato a dire.  Gregorio da parte sua ha afferrato - non sa come e perché - che sta accadendo qualcosa. Noi dal nostro punto di osservazione vediamo che li guarda tutti e due velocemente. Perché Gregorio è una persona sveglia, attenta, un po’ diffidente, e la diffidenza acuisce le capacità osservative. Così è accaduto che a Gregorio non è sfuggito il sotterfugio messo in atto da Federico, mentre Federico non si è accorto che il suo sotterfugio comunicativo non è servito a nulla, anzi…

 Abbiamo osservato i linguaggi del corpo, mimica, gesti, postura e prossemica, e questi linguaggi ci hanno dato la possibilità di scoprire altro di queste persone. Per esempio per spiegare il comportamento di Federico si può dire che Federico ha sottovalutato Gregorio, la sua capacità di osservare, la sua intelligenza.

 Accade spesso a molti di noi. Non mi riferisco ovviamente a situazioni analoghe come questa analizzata, semplicemente voglio dire che abbiamo la tendenza a considerare l’altro meno abile di noi. Comportamenti del tipo: parlare sottovoce, mandarsi segnali convinti che l’altro non se ne accorga, sono dettati dal nostro egocentrismo, dal senso di onnipotenza, e, all’opposto, dalla poca considerazione dell’altro. In sostanza non abbiamo fiducia nelle sue capacità, non gli riconosciamo che può essere più “bravo” di noi o come noi. E noi dal canto nostro, dentro noi stessi,  pensiamo rivolti a un Federico qualsiasi: “Quanto sei cretino, sei proprio sicuro che io non mi sia accorto del segnale che hai inviato al tuo amico?”. Così in realtà il vantaggio è di Gregorio, Federico ci ha rimesso e non lo sa, che è peggio.

 

 



 

 

 

 

Dal dentista       Dentista 1 A

     Sottovalutare l’altro è uno degli errori più gravi che commettiamo. Accade spesso di incontrare persone stupide proprio in quanto pensano che l’altro sia cretino e che non si accorga delle loro intenzioni. Vi racconto questa, accaduta dal dentista. 

Arrivo puntuale, alle sedici, e mentre sto per suonare al citofono arriva al portone anche l’infermiera. In ascensore si meraviglia perché saliamo insieme. Le dico che sono in agenda, che ho telefonato e che sono il primo. Mostra perplessità, perciò cerco di ricordarle: “Me l’ha detto lei che sono il primo e che lo studio apre alle sedici”. 

Mentre apre la porta mi dice (i segni sul suo volto indicano che sta cercando il modo  per dirmi qualcosa che potrebbe non piacermi) infatti dice che verrà il professore Tal dei Tali, primario a Neurologia, ma che non ci metterà molto. Dice che aveva preso l’appuntamento prima di me, che non l’aveva registrato per questo forse si è dimenticata di avvisarmi.

È evidente: vuole favorire il professore, mettere me in condizioni di accettare il sorpasso sottolineando che il professore è un primario, e inventandosi che era prima di me e che si era dimenticata di avvisarmi. Tuttavia trovo una via di mezzo e le dico: “Comunque io alle quattro e mezzo vado via, poi forse le telefonerò per un altro appuntamento”  e la fisso un attimo, perché afferri bene quel “forse”.

Non ci diciamo altro e vado in sala d’attesa.

Arriva il professore. Sento che l’infermiera lo riceve con tanti onori e salamelecchi. “S’accomodi, il dottore sarà qui tra breve”. 

Così conosco il professore Tal dei Tali. Siamo soli, ne approfitto perché devo verificare, e vado dritto al sodo. 

“Mi scusi io ho un appuntamento alle quattro, lei è prima o dopo di me a parte l’essere arrivato dopo voglio dire, perché la segretaria mi diceva che…”

Rallento a bella posta il modo di parlare per saggiare la sua onestà e dargli la possibilità di interrompermi ed essere sincero e onesto. Infatti lo è. Mi interrompe e conferma che sono il primo. Mi fa una bella impressione. Non così l’infermiera perché ho conferma che sostiene i privilegi, che vuole ingraziarsi il professore, che insomma è cretina perché mi ha sottovalutato.

Quando sto con la bocca spalancata con strumenti e dita del dentista che vi rovistano dentro, definisco e ridefinisco il quando, il come e il cosa le dirò prima di andarmene.

E prima di andar via la situazione è questa: all’ingresso c’è una piccola reception, una scrivania dove l’infermiera siede per registrare appuntamenti, scrivere le ricevute, le piccole incombenze insomma; lei è seduta e io sono di fronte. Non c’è nessun altro all’ingresso e lei sta cercando un nuovo appuntamento perché io ho chiesto un giorno e un’ora precisa.

“Ah ecco, questo va bene. Giovedì sedici alle ore 9”. 

“Ora mi ascolti. Quando siamo arrivati lei mi ha detto un bel po’ di bugie, perché voleva favorire il professore Tal dei Tali, dargli il mio posto. Ha pensato addirittura che io di fronte al fatto che lui è un primario, mi sarei intimorito. In sostanza dunque mi ha sottovalutato e questo mi ha dato molto fastidio”.

Sta per parlare ma io la blocco con un gesto delicato. 

“Non deve dire nulla, il professore mi ha confermato che veniva dopo di me. Perciò accetto soltanto le sue scuse e l’assicurazione che non si comporterà più in questo modo con nessuno. Se è d’accordo, me ne andrò come se nulla fosse successo. Ha capito? Non deve più sottovalutare le persone con cui parla, può accadere che non vengano più e questo può dispiacere al suo capo, al suo datore di lavoro. Avevo pensato di riferirgli quanto accaduto ma mi sono detto  che dovevo parlare prima con lei”.

Mi alzo e attendo. Lei mi guarda qualche secondo, poi mormora: “Mi scusi”.

La saluto e me ne vado. 

Per le scale mi chiedo: Dieci anni fa non avresti agito così. Ma ora sono vecchio, mi rispondo, e dico pane al pane ed è tanto liberatorio! 

 Dentista 2B

 

 

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