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Intorno ad un amore

Categoria: Ballando

 

INTORNO AD UN AMORE

di Marirò Savoia

La nostra esistenza è un continuo procedere per tentativi ed errori: godiamo dei successi e soffriamo maledettamente quando ci rendiamo conto di aver sbagliato o di aver subito errori altrui. Nel primo caso sentiamo che la nostra vita fila come una locomotiva sul suo binario, è il momento in cui ci si scopre sereni e forti e si può gustare l’armonia degli eventi. Nel secondo caso la percezione del nostro mondo è rivoluzionata, ci sembra di camminare sulle sabbie mobili, spesso in queste condizioni si prova uno stato d’angoscia veramente spiacevole.

L’incontro con T. A. mi ha fatto vivere entrambe le situazioni.                            gambe per mr-1

Lui è arrivato quando in me diventava sempre più urgente il bisogno di vivere una storia travolgente. Si può dire che era già in me perché qualche informazione sul suo fascino, sul suo essere diverso dagli altri mi era già arrivata non so come, non so da chi. Inconsapevolmente ero attratta da questa “novità”.

In quel periodo frequentavo un altro, B.L., che aveva avuto il pregio di incanalare le mie potenzialità e il mio vivere sempre sulle righe in fatto di entusiasmi: appartengo a quella categoria di persone che se rientrano nella routine si deprimono, hanno bisogno di un “progetto” che le trascini nel vortice della iperattività, che le diriga “verso”, qualunque esso sia.

Questo compagno mi appagava, mi faceva sopportare la quotidianità perché mi dava delle mete, mi aiutava a superare la mia naturale riservatezza, perché mi metteva in contatto con la gente, dava brio alle mie ore e il suo pensiero, come un ritornello, transitava spesso nella mia mente e mi regalava spensieratezza. Stare con lui era quasi come bere un bel bicchiere di Sangiovese.

Mi accorsi però, dopo qualche tempo, che il rapporto con B.L. cominciava ad incrinarsi: la novità andava esaurendosi, le azioni si ripetevano inesorabili e prevedibili, stare con lui cominciava a procurarmi insoddisfazione. Non volevo perderlo, ma ogni volta che ero con lui una sensazione di estraneità mi assaliva e non vedevo l’ora di tornare a casa. “Forse è saturazione”, mi dicevo, e allora diradavo gli incontri, ma il risultato era sempre uguale.

Alla fine decisi di troncare: non avevamo più niente da dirci.

Fu proprio verso la fine di questo rapporto che un amico mi fece incontrare T.A., l’amore vero della mia vita.

Fu come entrare in un mondo magico, particolare, mitico, inusuale, eccentrico. Ho dovuto imparare a rispettare le sue regole, provenienti da lontano, che sapevano darmi una nuova pelle e una nuova anima.

Con lui mi sono sentita una bambina incerta, ma piena di entusiasmo: ho imparato a conoscere i miei limiti e a sfidarmi per superarli, ho conosciuto aspetti impensabili del mio essere e li ho assecondati, ho sentito il mio corpo in ogni sua cellula e ho provato il piacere della loro esistenza, ho abbattuto ogni inibizione e ho osato la “leggerezza dell’essere”, ho compreso appieno la seduzione e ho verificato la potenza delle sue armi, ho riprovato l’ebbrezza del gioco, dimenticato con l’età adulta, e ho attraversato mille volte la sottile riga tra realtà e finzione.

Ho assaporato l’infinita dolcezza di un rapporto romantico e tenero, espresso con parole e atteggiamenti d’altri tempi, ho gustato l’energia di una guida forte, consapevole, precisa e mi sono abbandonata ad essa, dimenticando l’affanno della scelta, della decisione, dell’autodeterminazione per le quali avevo lottato e che avevano caratterizzato, fino ad allora, la mia personalità. Non ne provavo vergogna perché il piacere che ricevevo in cambio era grande e profondo, era un viaggio in un’infinita varietà di emozioni che riempivano la mia anima, era la scoperta di  sensazioni ogni volta diverse. 

A me piacciono le emozioni intense, autentiche, senza riserve e più di tutto a me piace essere sorpresa; lui mi ha permesso di provare tutto ciò. Il nostro rapporto era così coinvolgente che tutto il resto viveva in sua funzione; quasi ossessionata da lui, ogni mia scelta ne era fortemente condizionata.

 â€œ Lui era il mio re e io la sua regina”, come diceva un esperto in queste cose, finché qualcosa cominciò a cambiare: piccoli segni, qualche sbavatura, niente di importante, ma il mondo perfetto che mi aveva accolto e coccolato per dieci anni cominciava a mostrare qualche crepa.

Come tutte le storie anche la mia ebbe un inizio, un culmine e una fine: lui cominciò a trascurarmi, a distrarsi con altre, a preferire donne sempre più giovani. In effetti gli anni erano passati segnandomi, mentre lui rimaneva l’eterno ragazzo malandrino.  Poi ritornava e io mi illudevo che tutto potesse ricominciare, ma ormai l’incanto era spezzato.

Ho sofferto come solo una donna tradita può fare: frustrazione, incertezza, ansia, dolore, depressione avevano sostituito le bellissime emozioni che avevo vissuto prima, e io mi chiedevo mille volte perché, sapendo in cuor mio che era la mia età la vera causa.

Ho provato a sottrarmi a questa umiliante situazione, a tagliare nettamente con lui per non soffrire. Non ha funzionato: troppo intenso il rapporto per annullarlo.

Per fortuna l’orgoglio, la dignità e forse un po’ di saggezza mi hanno aiutato a prendere le distanze emotive da questo amore: ho capito che non si può vivere in funzione di qualcosa o di qualcuno, che immancabilmente gli ardori si spengono, che bisogna accettare la realtà come si presenta e non avere la presunzione di modificarla, che bisogna accettare anche la sconfitta perché la vita è in continua evoluzione ed è ricca di sorprese, basta saperle coglierle al momento opportuno.

È stato, ed è ancora, un lavorio intenso di accettazione, di adeguamento, di elaborazione, e sono a un buon punto: adesso che non sono più ossessionata da lui sono io che decido quando incontrarlo, mi aspetto i suoi rifiuti e i suoi tradimenti e non ne soffro più, so fare a meno dei suoi approcci se qualcosa in lui mi disturba, so rinunciare a lui se c’è qualcosa di interessante da fare altrove. So gustarmi invece le sue attenzioni che, anche se brevi, sono sempre incantevoli.

Ma rimane impellente  la curiosità intellettuale di sapere che cosa realmente è avvenuto, quali sono stati i meccanismi che hanno determinato l’esaltazione, la soddisfazione e infine la delusione.

Mi rendo conto che quello che finora ho scritto sembra riferirsi ad un uomo. Non è così: ho descritto la mia relazione  col tango argentino e la mia passione nei suoi confronti. (Prima ancora mi riferivo al ballo liscio).

A qualcuno che ora sorride e pensa che abbia esagerato a paragonare il rapporto con un ballo a quello con  un uomo, vorrei dire che anche qualcosa di effimero può in realtà determinare la vita di un persona per molti anni. Le passioni, a mio avviso, hanno le stesse dinamiche, sia che si tratti di persone o di attività o d’altro.

Chi incontra il tango argentino come ho fatto io, mitizzandolo, senza riserve e gustando tutto di lui ( la storia, la musica, le evocazioni sentimentali, le sensazioni fisiche, le sfide … ) finisce per sviluppare delle forti e durature associazioni, per cui al concetto di tango si legano fatti, luoghi, emozioni, sentimenti come Argentina, emigrazione, nostalgia, dolore, uomo-donna, passione, emozione, sentimento, sesso, amore, dolcezza, forza, gioco, seduzione … Ciascuna delle associazioni vive e penetra nel profondo a cominciare da quando ci si prepara per andare in milonga (è come entrare in una nuova pelle, si abbandona la riservatezza  quotidiana e si assume la sfrontatezza della donna che richiama l’attenzione su di sé), da quando si entra in sala (il passo svelto del tran tran abituale cede al passo aggressivo di un tacco dodici), da quando qualcuno ti invita a ballare (si ha la prova di possedere seduzione), da quando si balla al suono di una musica e il tuo corpo si muove in sintonia col partner di quella tanda e con le note e il tempo che ascolti (vivi in maniera tangibile un rapporto fisico con quel particolare uomo, senti la sua forza, il suo ardore, la sua energia che si esprimono in movimenti rarefatti, quali sono i passi del tango, ma non per questo meno pregni di significato).

È insieme al  casuale compagno ballerino che ti struggi, se la musica è struggente, ti esalti, se la musica è passionale, ti diverti, se le note seguono un tempo sbarazzino, ti sembra di volare, se invece si inseguono in un vortice di note.

Il tango ti permette anche di sfidare te stessa, di metterti alla prova, non solo nelle capacità motorie, ma soprattutto nella capacità di comprendere il partner e di assecondarlo, di rispondere ai suoi input e di frenarlo nelle sue intemperanze, di interpretare la musica, di tenere il tempo e di esprimere il proprio io e la propria energia attraverso il movimento di tutto il corpo, non solo dei piedi.

Quando si comprende appieno l’originalità di questo ballo, si entra in un mondo a parte, e i tangueri si riconoscono fra loro, quasi facenti parte di una confraternita, si cercano, si apprezzano, si criticano, si sentono diversi da chi non balla il tango o da chi lo fa per moda o come passatempo.

Io appartenevo al primo gruppo, mi sentivo privilegiata e lo sono stata per molti anni, finché … non sono stata messa da parte: il tango ( più esattamente i tangueri) da noi vuole novità, vuole gioventù, vuole appeal fresco e ormoni in giro. Ed ecco che una vecchia tanguera, seppur brava e appassionata seguidora, diventa anacronistica, fuori luogo, da far ballare, se lei insiste ad andare in sala, quasi per dovere, in memoria dei suoi bei tempi.

Si insinua allora nella mente e nel cuore una parola orribile, che annienta per la forza cinica del suo significato: tradimento!

Sono stata tradita da chi consideravo compagni, complici, sacerdoti di un rito, che ha dato significati pregnanti alla nostra vita. Sono stata tradita da chi condivideva il sacro fuoco per questo mondo di musica, passi, significati, relazioni che ci permettevano di vivere come se fossero veri amori, passioni, tradimenti, melanconie e altre emozioni che il  brano ballato ispirava.

E allora mi chiedo, si chiedono tutte le vecchie tanguere, perché accade “il tradimento”?

Ho riflettuto molto, ho cercato di essere obiettiva, di non lasciarmi influenzare dall’emotività, ho chiesto pareri e chiarimenti e, mi sembra, di essere arrivata ad una spiegazione plausibile.

La conclusione negativa del mio rapporto col tango è da ricercare proprio nella natura del tango, che è nato tra gente che chiaramente e sfacciatamente si cercava per soddisfare pulsioni sessuali, è giunto a noi nella sua forma sublimata, ma non per questo meno pregnante di sensualità. Abbiamo amato il tango proprio perché ci ha permesso di sperimentare, in luogo protetto, il nostro vero io, abbiamo avuto la possibilità di provare emozioni che altrimenti non avremmo mai conosciuto. È inoltre rilevante in questo ballo il gioco dei ruoli secondo cui è l’uomo a scegliere, e noi sappiamo che per l’uomo la componente erotica ha enorme valenza e soprattutto dura molto più che nelle donne. Erotismo e gioco dei ruoli,  e il gioco è fatto: il maschio d’istinto cerca donne con carica sessuale evidente, che non è data da una scollatura o da uno spacco (la donna così può essere sexy, ma non necessariamente attraente), la seduzione al contrario proviene da dentro: una donna diventa irresistibile quando si sente sicura di sé,  prova desiderio e riesce  a comunicarlo, anche solo con uno sguardo, anche solo inconsapevolmente, quando possiede l’energia  emotiva che, come un’aura, la circonda. L’uomo avverte tutto questo e ne è fatalmente attratto.

Se una donna, salvo poche eccezioni, ad un certo punto non è più tanto sicura di sé ( c’è la consapevolezza delle proprie rughe, il desiderio è distratto da altre esigenze, la sua energia, seppure presente, quasi sempre è appannata da mille cause), gli uomini, fedeli alla natura del tango, cercano d’istinto chi può soddisfare la loro carica sessuale, chi li fa sentire “maschi” sul territorio di caccia.

Questo è il tango, e questo è il suo fascino.

Accade poi che alcuni di loro, più sensibili verso quelle donne troppo tempo sedute (che possono essere anche giovani, ma con un appeal sotto tono), si sacrificano per qualche tanda invitandone alcune;  soddisfatti per aver assolto “a un loro dovere”, possono ballare finalmente con chi più li soddisfa.

La conclusione è che le donne, giovani o vecchie, che non si sentono cercate in pista, devono, per dignità e convenienza, disertarla, altrimenti rischiano solo di essere patetiche, di rovinarsi la serata, con la beffa di dover pagare anche il biglietto.

Con l’obiettività propria della lontananza, proprio come una vecchia insegnante in pensione,  ormai riesco a vedere che il mondo del tango ha molti aspetti piacevoli, interessanti, perfino entusiasmanti per cui valga la pena conoscerlo e viverlo, ma anche  risvolti  antipatici, tristi e perfino cattivi.

Devo dire però, un po’ masochisticamente, che mi compiaccio che il tango rimanga coerente con la sua natura: da’ valore al mio antico rapporto con lui e mi convince che il tempo che gli ho dedicato è stato importante.

10.01.2014

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