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Il pregiudizio

Categoria: Analizzando

       

pregiudizio                                                           tolleranza                                    

IL PREGIUDIZIO

Nella genesi del pregiudizio intervengono ovviamente piĂą fattori. Sono fattori generali di tipo intellettivo e di tipo emotivo che interagiscono, e che sono alla base, naturalmente, di tutti i comportamenti umani.  Preferisco parlarne partendo da un micro evento concreto e reale.

Si era in un vigneto un pomeriggio d’estate, mio cugino, io e il contadino che curava quella vigna e che conoscevamo bene anche perché spesso ci faceva meditare sulle cose che diceva, soprattutto sull’espressione del suo volto che si poteva definire “sempre energicamente incazzato”, anche se in lui erano assenti sia l’energia che l’incazzature e ciò ci sembrava strano. Una mascella forte, zigomi alti, occhi febbricitanti, sguardo sempre duro e accigliato, per il resto una persona accomodante.

Quel pomeriggio si parlava di vari argomenti tra cui le reazioni delle persone a ciò che accadeva loro, quando a un certo punto Tore - così si chiamava - se ne uscì con questa frase “Dottò, la fimmina è fessa”. Davanti a lui accennammo a un sorriso per il modo con cui la pronunciò. L’incazzatura accentuata: sembrava proprio aver accolto con forza la saggezza delle sue stesse parole. 

La frase di Tore e le tre parole in essa contenute furono comunque oggetto di analisi nei giorni che seguirono,  le rovistammo a lungo nel tentativo di comprendere la genesi del pregiudizio. Tanto per cominciare a parlare di Tore in modo giocoso ipotizzammo  che le tensioni espresse dal suo volto potessero dipendere dalla  eccessiva presenza di donne nella sua famiglia: unico maschio tra cinque femmine, moglie, suocera, cognata e due figlie.

La frase di Tore era sintetica, lapidaria. Una sentenza definitiva, inossidabile, resistente a ogni attacco. Aveva prodotto in lui che l’aveva pronunciata autoconvincimento, rafforzato anche perchĂ© aveva risolto un problema. Il problema era: la donna è o non è intelligente? Non poteva risolvere un problema inesistente, la soluzione per lui era la forza della sua convinzione, da qui la sentenza. In questa sentenza non c’era arroganza, c’era l’accettazione dell’ineluttabile. 

Ora conviene parlare dei fattori: con quelli di tipo intellettivo considero le conoscenze e la capacitĂ  di comprendere e utilizzare in modo utile tali conoscenze, con quelli di tipo emotivo mi riferisco al rifiuto di conoscere e comprendere e ovviamente alle reazioni. 

Quando si parla di reazioni emotive non si intende soltanto l’aggressività comunque manifestata, si intende per esempio anche la sopportazione. E si sbaglia quando la si confonde con la tolleranza, perché la sopportazione è accettazione passiva, quindi reazione solo emotiva, mentre la tolleranza è accettazione attiva in quanto implica un processo intellettivo.

Cosa posso concludere su Tore e sulla sua sentenza e poi su di me e su di te che leggi dopo aver spiegato e compreso cosa c’è dietro la frase che sto esaminando? 

Tore sa molto poco dell’essere umano e non ha mai meditato su se stesso e sui suoi simili, oppure si può dire che le sue meditazioni sono rozze e primitive, e questo certamente gli accade perché le sue capacità intellettive, che sicuramente possiede, non sono tali però da permettergli il superamento dei condizionamenti culturali subiti. Tutti noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone di scarso livello culturale che ci hanno sorpreso per l’alto livello intellettivo. Non era il caso di Tore.

Tore non è informato sull’essere umano e rifiuta di conoscerlo e di comprenderlo. 

Il concetto di disuguaglianza intellettiva (la fimmina è fessa) rimbalza da fattori intellettivi (disinformazione) a fattori emotivi (rifiuto); il rifiuto infatti,  in casi come questo, è il contrario della curiositĂ , tipica dell’individuo intelligente. Il rifiuto emerge di fronte a ciò che non conosciamo, si teme la diversitĂ , si ha paura del confronto, ci si difende sbarrando  la conoscenza dell’altro con idee e pensieri che giustifichino tale rifiuto. 

Si ritorna dunque ai fattori intellettivi. La testa di Tore mette in funzione una capacitĂ  intellettiva importantissima (perciò anche rischiosa se non è ben usata),  che è la generalizzazione. La sua frase “la fimmina è fessa” significa tutte le fimmine. E diventa una sentenza. 

La testa di Tore non ha terminato di produrre. Dobbiamo considerare il modo con cui pronuncia la frase, intendo la mimica, la postura, il tentativo di coinvolgere l’interlocutore, e scopriamo la reazione emotiva finale, la sopportazione. Ciò gli permette di rivolgersi a chi lo ascolta con quel “dottò”, che è un invito alla sopportazione, certamente non alla tolleranza.

Quale la nostra reazione alla frase di Tore? Comprendiamo i suoi limiti: noi lo tolleriamo, consapevoli pure che il  tentativo di convincerlo  non produrrebbe i risultati desiderati, tanto le sue idee sono radicate nel suo essere. Naturalmente lo tolleriamo se si limita a emettere sentenze, pronti a isolarlo se reputiamo che possa andare oltre. 

Ma se fossimo come lui – tanto per divertirsi un poco –  non saremmo tolleranti, lo sopporteremmo e concluderemmo  â€śTore è un cretino” e poi la sentenza: tutti i Tore sono cretini. E se non volessimo sopportarlo? Saremmo peggio di lui, altro che una sentenza, diventeremmo razzisti pronti al massacro…!!!

 

 

 

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