EVENTI

 

Locandina MARTANO Novembre 22Il cinema povero diMaurizio Mazzotta

 

                                                      al Centro tò Kalòn di Itaca Min Fars Hus.  

 

                        Anna Stomeo e Maurizio Mazzotta

 

                Martano 9.11.22 -1Martano 9.11.22-2

 

 

in margine a questo evento qui le

NOTE di M. Mazzotta sul cinema povero

Quanti possono essere i filmmaker nel mondo? Più o meno quanti sono coloro che scrivono romanzi. E i film che realizzano? Tanti quanti sono i romanzi. Questo cinema dell’invisibile, meglio: invisibile come i romanzi che si scrivono, questa cinematografia parallela a quella delle grandi produzioni, è stata resa possibile  dalla tecnologia – il digitale, i computer e i soft sempre più sofisticati – e i giovani oggi hanno anche l’opportunità di esprimersi con il linguaggio del film. 

Questo cinema ha problematiche tutte sue, è completamente differente dal cinema delle  star e del grande pubblico. Fondamentalmente sono le caratteristiche della povertà, e paradossalmente questo cinema risulta arricchito. Si arricchisce il processo creativo, il percorso che conduce alla realizzazione. Io prendo appunti sulle differenze, annoto i problemi che affrontiamo. Tanto per fare un esempio, assai significativo. Nel grande cinema si pensa il film e poi si trova tutto ciò che occorre, gli ambienti innanzitutto, ossia le cosiddette location. In questo cinema povero ciò non è possibile. Si pensa il film fino a un certo punto, poi si cercano possibili location (gratis) per ispirarsi, quindi si torna a pensare o ripensare e scrivere considerando gli ambienti che si hanno a disposizione. Molti lo definiscono indipendente. Mi sembra quasi una mistificazione. Oppure si tratta di una visione limitata della dipendenza-indipendenza. Chi parla di dipendenza si riferisce alla limitata libertà di idee, di espressione, al dover dipendere da un produttore, il quale a sua volta dipende dalle richieste del pubblico. Un filmmaker dipende dai soldi che ha in tasca. Perciò preferisco la definizione di cinema povero.

So cosa significa fare un film per le grandi produzioni. In passato ho maturato dieci anni di contatti abbastanza stretti, esperienze di scrittura del film e di presenza su alcuni set di Cinecittà, di osservazioni attente sull’ organizzazione: tempi, luoghi, persone, contatti con maestranze, tecnici, e poi scenografi, costumisti, truccatori, fino agli interpreti. Tutto ciò mi serve per capire oggi cosa posso escludere e dunque cosa è veramente essenziale per fare un film. Partiamo ovviamente dalla regia.

Un regista firma un film, ma perché lo definiamo regista: perché ha firmato tanti film? Perché ha realizzato una sola opera valida? Perché è autore di ogni fase e aspetto del film? Il criterio della quantità è sicuramente da eliminare per chi ha realizzato tanti film tutti di pessima qualità; a meno che non si voglia intendere con la parola “regista” un ruolo professionale e si parla di qualcuno che ha lavorato e lavora facendo film, allora così va bene.

Il criterio della qualità potrebbe essere valido per definire un regista. Attenzione però: varrebbe anche per ogni forma d’arte e per ogni linguaggio espressivo. Può essere sufficiente una sola poesia, un racconto, un quadro, una composizione musicale, perché l’autore di questi prodotti possa essere definito poeta, narratore, pittore, musicista, ma il vecchio adagio: “una rondine non fa primavera”, banale, certamente, suggerisce prudenza. Secondo me questo della qualità resta un criterio da assumere con molta cautela.

Dunque il criterio della quantità può definire una professione, non un artista; quello della qualità può risultare improbabile. Consideriamo allora la formazione. Accade che il tentativo di definire un regista naufraga in acque d’ogni tipo. Da quali studi o da quali esperienze proviene un regista? Basta un rapido sguardo e qualche notizia sul panorama dei registi nella storia del cinema e si ricava qualche esempio.  Tra i primi registi c’era un mago (Méliès ) – e ciò la dice lunga sul cinema – ; alcuni hanno iniziato come fotografi (i fratelli Lumière, creatori del cinema, Bresson, che era anche pittore), vignettisti (come Fellini ); altri come scenografi (Autant-Lara, Eisenstein ), montatori (De Palma). La gran parte proviene dalla recitazione (sempre come esempi: Welles, Chaplin, Lubitsch, De Sica, Eastwood, Clooney ) o dalla sceneggiatura (Dovzhenko, Hitchcock, Rossellini, Dreyer, Mayer); altri hanno alle spalle e mantengono attività di romanziere (esempi di casa nostra: Soldati, Pasolini, Bevilacqua). Bisogna avere una buona cultura di base; è necessario aver studiato in qualche modo che cosa significa fare cinema e aver visto molti film non come semplici spettatori ma con lo sguardo particolare di chi ha voglia di realizzarne uno; conviene seguire concretamente tutte le fasi di lavorazione per imparare imitando, per imparare facendo. Dunque il regista in ultima analisi si forma sul campo e prima ci può essere di tutto, l’abbiamo visto! A meno che non si sia andati a scuola, ma la scuola definisce gli studi fatti, non la qualità di un artista. Perciò questo della formazione sembra criterio inapplicabile: siamo in presenza di assai differenti percorsi.

Provo un criterio semplice, pratico: quello che ci riporta a “ciò che fa colui che firma il film”. Il cinema è un mondo complesso. Questo film è di Tizio e questo è di Caio. Poi si scopre che Tizio ha partecipato, con notevoli contributi di creatività, a ogni fase di lavorazione, dalla scrittura al set al montaggio e si è occupato anche della musica. Come Charlie Chaplin. Caio invece è stato presente solo sul set. È giusto che sia Tizio che Caio siano considerati alla stessa stregua, che a proposito del loro film si parli di tutti e due allo stesso modo, e che insomma ambedue firmino l’opera? Ciò mi indigna. Eppure questo criterio per definire un regista non è da scartare. Certo non dobbiamo assumere Chaplin come modello, sarebbe gravoso. Tale modello però ci suggerisce che il regista deve essere in grado almeno di intervenire in qualche modo e misura in ogni fase di creazione del film e intendo: scrittura del film, gestione del set, decisioni in fase di montaggio e creazione dunque insieme a un operatore delle sequenze filmate.

Ho provato a definire il regista come individuo creativo, ho cambiato criteri di analisi, in ognuno ci sono problemi seri. Tuttavia questo tentare di definire il regista è servito. Almeno io mi sono chiarito le idee su ciò che deve saper fare un regista del cinema povero e di quali collaboratori può fare a meno (per risparmiare). 

 

 

 



 

 

La luce segreta del Salento a Martano il 20 giugno 22

presso tò KALON centro di promozione del TEATRO e della lettura dei CLASSICI

 

 

 

 LOCAND 2 Martano 20.6.22  maumaz

 

 

     Evento di inizio estate al Centro tò Kalòn dell’associazione Itaca Min Fars Hus, a Martano (Le)

                           in via Marconi 28 alle ore 20.00 di lunedì 20.6.22

 

Protagonista lo scrittore, psicologo e regista Maurizio Mazzotta, autore del romanzo “La luce segreta del Salento”, Edizioni l'Officina delle parole.

Mazzotta narra, nel suo romanzo, di una luce sotterranea che attraversa il territorio salentino, sfidando il sole il mare e il vento della superficie (e della retorica) per rivelare un mondo sommerso e misterioso, quello delle "vore": voragini del territorio e dell'anima da cui filtra una luce nitida e inquietante che evoca l'Amore. Nelle vore si nascondono strani esseri, troll o avatar, che alcuni chiamano "gli uomini delle vigne", mentori e propiziatori di amori insoliti e sensuali, totali e senza remore. Come quello di Valentina e Federica, due ragazze vittime di esperienze traumatiche, che nelle vore vivono una dimensione affettiva unica ed indicibile.

"Compaiono figure di uomini, donne, giovani, anziani e si sentono nitide queste parole:
- La ragazza che aspettavate. L'altra è la sua amica.
- Proprio come ci occorrono.
- Attenzione, non le separate".
(dal romanzo)

Un romanzo d'amore, ma non solo. Una storia di profondi desideri e fobie inconfessate che lo psicologo Mazzotta ci racconta e ci svela con la penna dello scrittore e le suggestioni scenografiche dei suoi film di regista.
A sottolineare il carattere evocativo e seduttivo della narrazione interviene il Tango, di cui lo stesso Mazzotta è stato a suo tempo cultore e che nel romanzo si fa metafora della vita.

Perciò ospiti straordinari e graditissimi di Maurizio Mazzotta e di tutti gli amici di tò Kalòn saranno Gabriella Grossi e Angelo Galante, appassionati ballerini di Tango (anche se nella vita fanno tutt'altro) che evocheranno la magia di alcune pagine del romanzo in cui il tango si fa filosofia di vita.

"Lei afferma che il tango è tutto ciò che accade tra un passo e l'altro", dice Diego al maestro Gavito.
"Così lei dà importanza all'emozione, alla musica, al contatto. E io penso che la vita, come il tango, sia tutto ciò che accade tra un evento e l'altro, tra un passo e l'altro: emozioni, pensieri, attese, perché noi siamo consapevoli di tutto ciò quando siamo fuori, prima o dopo l'evento, e non dentro"
(Maurizio Mazzotta, “La luce segreta del Salento”)

Una serata insolita perché alla narrazione, che a tò Kalòn è di casa, si aggiungeranno questa volta la musica e la danza. E che danza ...

Sarà un incontro unico e irripetibile, denso di rare, impensabili e seducenti contaminazioni culturali e immaginative.
Tra la luce del Salento, la struggente filosofia del tango, la musica di Astor Piazzola e due eccezionali salentini doc come Gabriella Grossi e Angelo Galante, che al Tango hanno dedicato e dedicano una parte importante della propria vita.

Da non perdere lunedì 20 giugno a Martano (Lecce) in via Marconi 28 presso la sede di TÒ KALÒN, la bellezza della conoscenza.

Come sempre con la vigile cura di Anna Stomeo e Paolo Protopapa.

 13.6.22  Anna Stomeo

 

 

 

sala

 

 

Foto 5

 

 

 

 

 



 

 

Ieri sera, alla galleria Capece a Maglie,

 
locandina MR maglie 22 "D'autunno le parole" di Marirò Savoia
 
Grazie ad Antonio Errico, a cui sono grata per le lusinghiere parole, e ad Agnese Perrone, che con la sua voce ha evocato emozioni.
Un sentito ringraziamento alla Fondazione Capece che ha accolto nel suo ricco programma la presentazione del mio libro e al carissimo Cesare Minutello per l'organizzazione.
Grazie anche a Daniele Panarese per le foto.

 marirò savoia

 maglie 29.5   maglieb

 

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RECENSIONI DEL LIBRO DI MARIRò SAVOIA

La poesia colloquiale e persistente di Marirò Savoia

di Anna Stomeo

In "Cultura salentina" â€“ 2 agosto 2022

Marirò Savoia, D’Autunno le Parole. Poesie, Lecce, Milella, 2020

Una raccolta di poesie densa di suggestioni inattese, di evocazioni e di metafore che, sin dall’immagine di copertina, introducono ad un percorso riflessivo giocato sulle stagioni della vita e della parola poetica come ‘fatto esistenziale’.

Un cammino che si snoda a ritroso, non tanto in senso autobiografico, quanto come narrazione di passaggi e di emozioni che la vita stessa ha voluto mettere da parte, quasi celare (più per rassegnazione che per pudore) e che ora ritornano come sentimenti forti e consapevoli, da svelare fino in fondo come verità (nell’accezione greca di aletheia, assenza di veli, disvelamento progressivo, ci sembra, ricostruzione e ridefinizione di contorni, e mai verità svelata immediatamente come assoluta). E di puro disvelamento si tratta nelle sei sezioni in cui la stessa Autrice suddivide la raccolta e che risultano indicative già nei titoli: Favole nuove/E così sia/ Inciampi/ L’anima pesante/ Amori/ Io sono una lumaca. Titoli che raccontano della percezione graduale, quotidiana, ma anche inattesa e sorprendente, di un percorso sotterraneo e intenso che vede la luce all’improvviso. Ed è proprio la folgorazione dell’improvviso che consente a Marirò Savoia di mettersi in relazione con il tempo, che, malgrado l’apparente progressività della narrazione, si rivela un tempo circolare: un tempo in cui ogni cosa ritorna come ri-cordo (ritorno al cuore, cor- cordis) e mai come rimpianto, come autentica nostalgia, in cui il ‘dolore del ritorno’ si stempera in una visione costruttiva del presente, in una apertura al futuro. Lo afferma esplicitamente la stessa Autrice nella Nota finale al lettore: «Come non essere grati alla vita se ci regala, proprio nell’autunno dell’esistenza, nuove opportunità e nuove forme per esprimerci, nuovi sogni da inseguire.[…] Scrivere poesie […] mi ha permesso di scoprire che su tutto prevale il bisogno di sorprendermi, di non annullarmi nel già accaduto, di sperare in nuove favole da vivere» (p.127). Di qui, appunto, la lucida consapevolezza di ritrovarsi in un tempo circolare, in cui le foglie che cadono non sono segni di rammarico della vita passata, ma parole della vita attiva: i piedi a terra e il cuore/in cielo a un filo annodato (Nostalgia abusiva, p.37). Vita che ritorna sempre tutta insieme e tutta intera, in ogni esperienza del quotidiano per farsi ‘poesia’, costruzione certosina di significati che danno forma all’indistinto. Attenta osservatrice di se stessa Marirò Savoia precisa, infatti, nell’esergo, il suo modo di intendere la poesia come «il luogo dove le emozioni e i sentimenti si illuminano e rendono consapevole il pensiero»,aggiungendo che: «Ciò mi permette di capire chi sono, chi sono gli altri e quali sono le infinite strade da percorrere». Un evidente riconoscimento non solo del valore relazionale della parola poetica, ma anche della capacità conoscitiva e autoconoscitiva, che essa comporta. Dir-si per ritrovar-si, dire di sé per ritrovare il senso del proprio esser-ci. Un meccanismo autoconoscitivo universale che si fa personale nella scelta e nella selezione delle parole, le quali sembrano emergere come lucciole dal buio, come suoni dal silenzio dell’anima, per illuminare il percorso ed il progetto di rinascita totale del corpo e della mente. La metafora del buio/silenzio da cui emergono le lucciole/parole è significativa per spiegare quell’improvviso cui sopra si accennava e che ci sembra essere determinante nell’immaginazione poetica di Marirò Savoia. La sua folgorazione poetica é in realtà una sorta di percorso carsico cominciato da molto tempo e da molto lontano e condotto in un silenzio carico di voci da cui nasce la parola poetica. Un silenzio che non è un vuoto muto e insignificante, non è zero assoluto o tabula rasa, ma ascolto attento dei suoni interiori, dei suoni che l’anima ha messo momentaneamente a tacere per dare priorità ai compromessi della vita, al chiasso delle convenzioni e dei ruoli predefiniti e spesso accettati con eccessiva e giovanile leggerezza (si vedano in proposito Come foglia che oscilla al vento e Scrivo poesie rispettivamente alle pp. 46 e 47). Il silenzio, nell’esperienza femminile di Marirò Savoia, si sdoppia e si moltiplica nei tanti silenzi che hanno accompagnato gli snodi della sua vita, nei quali il suo essere donna è stato sempre consapevole e libertario, come in tante donne della sua generazione (ma non solo) alle quali, oggi, Marirò poeta sembra voler dare voce con questa raccolta, sintetizzando, in efficaci e palpabili immagini, lo scarto psicologico e fisico, del distacco e dell’addio come liberazione: ti allontanasti piano/con il tuo aspro amore/e io ripresi a respirare (Fu in un meriggio di fuoco p.39). L’atto del ‘respirare’, come liberatorio dagli amori ‘aspri’ ed oppressivi, che si rivelano essere condizionamenti e prevaricazioni di genere, costituisce un momento simbolico di riappropriazione del sé, proprio di tante donne che lottano per liberarsi e rinascere interiormente. Di ciò Marirò Savoia ci sembra pienamente conscia nel momento in cui il suo discorso si fa più determinato e consapevole, come in questi splendidi e taglienti versi che, sintetizzano, a nostro avviso, uno dei temi dominanti di tutta la raccolta: Nascono nella testa/parole, come fari al buio/accendono coscienza/e danno luce a intricati sentieri/percorsi a lungo come in sogno./Conto le ferite e i nodi in gola/le ribellioni all’istante sedate/conto gli anelli alle catene/le rabbie soffocate/gli errori pagati senza sconto.(p.51) La scrittura poetica di Marirò Savoia si impone al coinvolgimento emotivo e allo sguardo del lettore anche per la costruzione attenta degli spazi grafico-riflessivi delle pagine come articolazioni temporali del pensiero, spazi che spiegano e completano la scelta del silenzio come punto di partenza.Ogni testo infatti si dispone nella pagina con un’attenta misura che dosa e articola le assonanze, le allitterazioni, gli enjebement. Una poesia tecnicamente perfetta e positivamente ‘costruita’ attorno alla narrazione e all’autonarrazione di una vita di affetti e sentimenti forti, quotidianamente rivissuti, soppesati, narrati, nella difesa del proprio esserci, malgrado le avversità della sorte e l’intrecciarsi, non sempre districabile, delle relazioni che l’ex-sistere pone e dispone. Una poesia volutamente e tecnicamente ‘antinovecentesca’ (cioè antiermetica secondo i canoni della critica), una poesia pienamente inserita, ci sembra, nella cosiddetta ‘linea sabiana’ che privilegia la linearità e la apparente ‘semplicità’ comunicativa, ma che rivela una notevole densità semiotica di rimandi all’inconscio e di simboli che incrociano la realtà quotidiana. In questa raccolta (che Carlo Mazzei, nella postfazione, definisce non a caso “raccoltaromanzo”, p.122) la vita di Marirò si dipana e si moltiplica in mille altre vite che sono quelle di tutte le donne che la leggono e che lei ha immaginato la leggessero nell’atto della scrittura.Poiché nella poesia è l’attimo del dire immediato Questo momento ‘referenziale’ ed immediato risulta particolarmente evidente non solo nella presenza di esergo e rinraziamenti, con cui l’Autrice fa i conti con l’affetto di quanti l’hanno incoraggiata a scrivere e pubblicare,ma emerge soprattutto da una sorta di complicità empatica che l’Autrice riesce a intercettare con la differenza femminile, come luogo di consapevolezza intuito e poi chiaramente percepito, come target comunicativo sotteso (si veda la dedica: «A ogni donna che non si arrende,/che ricuce come ragno ostinato/la propria tela lacerata»). È su questo terreno, infatti, che la consapevolezza dei silenzi femminili, più subiti che scelti, genera momenti di forte ribellione, in cui si disvela la certezza di essersi spese molto, forse troppo, per sete di amore, un amore sprecato e «drogato» in uno «specchio che rifletteva il tuo consenso e non vedeva la mia pena» (Nulla io chiesi se non amore p.49). Una consapevolezza che diventa rassegnazione e, nello stesso tempo, denuncia che vale per tutte le donne (Quando dissi di amarti/ non volevo rinunciare a me/né consegnarti la mia storia/perché tu la riscrivessi/alla luce della tua). Così gli Amori che Marirò ci racconta, nell’omonima penultima sezione della raccolta, non sono (come nelle Favole nuove della prima sezione)amori prorompenti che attraversano l’anima e la bruciano, amori ‘ingordi’ e devastanti «tra picchi di delirio e baratri di delusione»(La vita sarebbe più bella, p.30). Sono invece Amori che sembrano concentrarsi in unico, ‘grande’ amore meditato e adorato, consolato e curato come «fuoco acceso/un fuoco così forte/che brucia il viso», amore della vita che resta e della vita ritrovata, amore che condensa tutti gli amori che sono stati o che potevano essere, amore raccontato nei vuoti e nei pieni quotidiani, come nella sceneggiatura di un film ancora da girare ( si veda il notevole effetto-immagine di Bevo il caffè da sola,p.102). L’Autrice si racconta, ma nel raccontarsi riproduce l’attimo di vita che genera poesia come occasione di ri-nascita e di cambiamento. Lo nota Maurizio Mazzotta nella prefazione, dove, peraltro, analizza, con le tecniche dello psicologo e dello studioso della creatività, le infinite suggestioni del linguaggio di Marirò, intriso di immagini leggere e di pensieri profondi, di ossimori e di metafore azzardate (il mare stuprato dai bagnanti, o l’anima obesa) che conquistano l’attenzione del lettore, catturandone prima l’immaginazione creativa. Il fare poesia di Marirò Savoia è autentico e vero, come rivelano certi attacchi fulminei e inattesi (In certi giorni pesa la vita…) e certe incantate conclusioni che trascinano il lettore in una riflessione esistenziale tutt’altro che scontata (È questo il tempo di fare il bucato/di lavare i pensieri ammuffiti/perché perdano l’odore di chiuso/è tempo di stenderli al sole in giardino/ad asciugarsi del superfluo) p.52. È poesia di riflessione intima e di chiarimento esistenziale, pur nella consapevolezza del tempo e nel brivido dell’imprevisto. Lo conferma l’immagine incantata della lumaca (Io sono una lumaca/amo l’autunno/l’odore marcio delle foglie/la pioggia che penetra nel collo/il silenzio che suona nella testa/con le note pacate di un respiro p.105) nell’ultima sezione che conclude la raccolta e che racchiude tutto il senso del viaggio interiore di Marirò Savoia: «[…] cedere alla lusinga del cambiamento,/possibile, imminente./ Forse oggi, al massimo domani./ certamente a fine settimana/oppure a fine mese/senza paura, senza pentimento/invertirò la rotta. Probabilmente.»(p.109). Una poesia colloquiale che richiama il lettore al ruolo di interlocutore attento e coinvolto, pronto a ribaltare le emozioni e le riflessioni in un dialogo/monologo interiore persistente, che rimane oltre la lettura immediata.

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Come foglie

di Anna Rita Merico

Marirò Savoia, d’autunno le parole, Milella ed. 2020

Foglie nel momento in cui si avventurano nel volo leggero senza dritta traiettoria. Foglie appaiate al soffio di un vento di dentro che le fa volteggiare, le mette in comunicazione tra loro, le inabissa nell’ultimo passo di danza, le accende di tinte furiose. Il regista ne vivifica i fuochi. Il regista: un autunno di intenti che chiude solo per aprire. Un autunno di pieni che sorprende il sé e l’altro appaiandoli in una comunicazione di gesti intensi capaci di dire. Dire oltre ogni parola.

Marirò cerca superamenti per dire pienezze d’amore, favole nuove in grado di indicare leggere svolte in cui la fine allude a intensità senza rimpianti e non ai vuoti di conclusioni incipienti. Magico questo pieno che Marirò ci dona. E’ il pieno di quella acuta libertà frutto di un’esistenza in cui amare ed essere si sono date continuamente staffetta. Nelle pagine dei versi di Marirò tutto sa di pieno di vibrazioni, di sguardi birbanti che mai si saziano di vedere, scoprire, restituire.

L’andirivieni tra i liquidi amniotici, le acque cristalline, le pienezze del verso è un andirivieni che accarezza il percorso esistenziale vissuto tenendolo nel ritmo del desiderante e del salto pronto che svolta l’angolo. La tensione espressa vince, ancora, la partita con il domani. Gesti lenti come sussurri appena orati vengono catturati, da Marirò, all’interno di ragnatele di parole che costruiscono pensieri nuovi, emozioni piene, accese nelle loro tensioni verso un nuovo sempre desiderato. 

…

Quasi al termine di questa preghiera

comprendo che ogni attimo è incanto

e godo la mia età più bella

ebbra di ogni goccia che disseta

sia nettare divino o acqua salata.

Pochi gesti, memorie di tempo, calde sospensioni, il verso di Marirò Savoia si muove e fa casa in un universo concluso fatto di certezze, di aria densa, di ansie lontane, di possibilità aperte. Sono le possibilità del perdono da donare, innanzitutto, a sé. E’ perdono che apre, è spessore di consapevolezza, è salto bambino alla corda del tempo che passa fondando circolarità, malìe di ritorno, uscite piene dai bui.

…

Con ali forti e corpo snello

voglio tornare anch’io nella terra fatata

dove scoppiavano sogni variopinti

come allegri fuochi d’artificio

e folli amori spensierati

mi facevano garrire.

Da uno slargo, non chiamata, la nostalgia pattina leggera su una foto, nelle pieghe di una canzone legata al ricordo, una circonvoluzione che lega filo di ricordo e attese, passi indietro e stravaganze di pensiero per un futuro che, da bambina, era sogno avventuroso. Sogno che, ancora, non immaginava gl’intoppi della realtà adulta. 

…

I ricordi come legno di mare

levigati da nostalgiche onde

io sgraffio

per ritrovare l’essenza

sotto il bianco incrostato.

Lo sguardo all’indietro cerca le risonanze del senso in grado di generare racconto. D’ogni esperienza cosa resta? Il vento continua a smuovere ogni cosa. Smuove foglie e pensieri, naufragi e orizzonti, speranze e umana esistenza. Nell’era di fonda crisi, l’uomo ha eretto cattedrali come segno dell’infinito desiderio di vivere, desiderio che innalza e colora, desiderio che ricostruisce trame e nuovi ascolti di sé e del mondo. Così, l’Autrice rende simmetrico il proprio andare a quello della storia che sa, sempre, anche nella crisi, rialzarsi guidata dal movimento desiderante dell’uomo. Marirò avanza lenta come una lumaca, sì, ma –anche- come una regina tanguera che addomestica vita e movimento rendendo, attraverso il verso, la sua maestrìa di contatto con l’esistenza. Marirò Savoia priva la vita del tempo lineare, del dolore che disordina il passato, il suo è gesto che governa e modella, il suo è verso pieno che ringrazia vita e passaggi. Il suo è gesto-signora pregno di sé.

Scrivo poesie 

prima di morire

cerco con le parole

il senso di una vita

presto orecchio attenta

al suono dei ricordi

scopro sentimenti

celati nel profondo.

E più ancor

sento le grida

dei tanti me nascosti,

li libero tutti

do loro un ragione.

Lo spazio dell’esistenza e dell’interiorità è reso sacro da Marirò Savoia grazie ad un gesto semplice: la fonda accettazione, il fondo “sì” ad ogni piega del destino personale. Tutto è steso sulla panca del tempo andato e lei ne prova cura attenta e amorevole. Nulla è nello spreco di sé. Tutto è asse centrato nelle pieghe di una milonga che sa prendere e dare, un tessuto di fili larghi che lasciano passare e respirare ogni virgola, ogni parola, ogni respiro di vita.

Quando dissi di amarti

non volevo rinunciare a me

né consegnarti la mia storia

perché tu la riscrivessi

alla luce della tua.

…

Quando dissi di amarti

non volevo donarti l’anima

e indossare la tua.

e adesso che io sono te

non posso lasciarti

senza perdermi.

Il dominio del cerchio della condivisione non è fatto di rancori o di pretese ma attraversato da un lento scivolare dal “me” al “tu” come passo in grado di dare nutrimento ed evoluzione ad ognuno.

E’ una vicinanza senza colpevoli, è vicinanza di morbide pieghe in cui ciò che Marirò non perde mai di vista, è se stessa, il proprio equilibrio, il proprio continuo desiderio di liberare sempre l’aquilone dal proprio filo che, come Lei dice, lo tiene in ostaggio. Immagini dietro immagini, metafore dopo metafore, mai nulla di pesante, mai nulla che non sappia di passo sapiente, di cambiamento voluto, di limite cercato. Marirò Savoia ci lancia in un mare ampio ma, al contempo, si muove in esso come se movesse passo in una stanza dal perimetro definito. 

La mia anima come un tram

apre le porte,

qualcuno sale

mi tiene compagnia

…

Qualcuno scende

perché è arrivato

o trova scomodo il sedile.

tutti lasciano un ricordo

dolce-amaro sempre,

intanto che la mia corsa

si dirige al capolinea.

La silloge presenta sei sezioni: Favole nuove, E così sia, Inciampi, L’anima pesante, Amori, Io sono una lumaca. 

Io sono una lumaca è un distillato della Sua poetica. Pochi segni per delineare un bilancio non definitivo di arrivi, partenze, incroci, presenze, allargamenti di orizzonte, rotte, profondità. Movimento lento, tracce e scie di luoghi dell’anima. Tutto molle chiuso nella cifra del già vissuto. Come tanta poesia di donne d’epoca contemporanea, il molle di insetti indica parti fonde che racchiudono qualità in cui ci si immedesima per dire le profondità dell’anima e il sostrato di archetipi primordiali che la abitano. L’anima di Marirò porta con sé la casa-rifugio dell’intero suo andare. Un andare che l’Autrice continuamente re-impasta al fine di armonizzare ogni possibile contrario, ogni possibile asperità. L’esito è un impasto morbido, denso, odore di vaniglia e profumi di giardino, un chiostro limitato che, all’occorrenza, sa slargarsi e dirsi universo. Universo che accoglie.

 

Tranquille melodie 

per un giorno di festa.

  



 

 D'Autunno le parole al mulino d'acqua (Otranto)

 

otranto 22.5otranto b

 

 



 

 

D'Autunno le parole di Marirò Savoia 

Locandina Martano MR                 martano 19.5                                                                               

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Presentazione del libro di Maurizio Mazzotta 

al MARCHESALE – Arnesano - lunedì 28 marzo ore 19

Introduce Salvatore Luperto - presenta Anna  Misurale

  

LUCE copertinaLUCE Marchesale 1

Che molti arrivati per caso nel Salento, vi siano rimasti stregati dalla luce, è noto;

pochi però sanno che in questo territorio di sole, di mare e di vento c’è anche una luce segreta che affiora dalle vore …

 

image.png   LUCE Marchesale 3

 

LUCE Marchesale 4   LUCE Marchesale 5

 DALLE PRIME PAGINE DEL ROMANZO

Non è necessario, lettore, che ti dica chi sono.
È sufficiente che tu sappia per ora che sono il testimone di questa storia, che osservandone lo svolgersi ne preveda gli sviluppi e li indirizzi a ben precisi esiti.
Quelli come me hanno potenziato col tempo due capacità: prevedere gli avvenimenti immediatamente prima che si realizzino; intuire le reazioni intime delle persone a tutto ciò che gli accade. E ciò significa essere in grado di aggiustare il corso di una storia.
..............
Questa è una storia che capovolge il senso delle cose per cercare nuovi significati e nuove speranze.
Perciò occorre un testimone, meglio, una guida
...............
 
Non è la prima volta che vengo in questa casa. Ci è stato facile individuare quest’uomo e questa donna e quando abbiamo deciso, io e gli altri come me, è stata risoluzione unanime.Vengo a trovarli da molto tempo, a loro insaputa natural- mente. So quando e dove si addensano le ombre per poter- mi celare ai loro sguardi; conosco le loro abitudini, i loro movimenti, leggo intenzioni pensieri sentimenti. L’ambien- te dove si rifugia l’uomo a macchiare di nero pagine bian- che ha un disimpegno, come un anfratto, cui si accede con tre gradini e subito a destra dietro la parete una scala quasi a chiocciola con parapetto in muratura. Al termine una porta e fuori la terrazza. Io sono seduto sui gradini della scala e ascolto i suoi pensieri.In questa casa la giornata riprende il pomeriggio, dopo un breve riposo sui divani. Lui ha messo in ordine la cucina, lei invece subito nella sua stanza a lavorare. Dopo poco lui è venuto qui. Fanno cose simili e per certi aspetti ciò che fanno è conforme a ciò che facciamo noi. Ogni tanto si scambiano frasi: le stanze sono contigue.36
La pagina dell’uomo oggi resta bianca. Non ha voglia di lavorare né sa dire perché. Non sono le idee le grandi as- senti. È che sono sopraffatte da una strana inquietudine. L’improvvisa pressione di brutti ricordi?Grappoli di datteri col loro giallo intenso accendono i ve- tri della finestra, chiusa perché non entri il caldo. E que- sto giallo se l’uomo chiude gli occhi invade la retina, la travalica e si espande nella testa. Un mare di giallo che gli procura benessere e i tragici eventi della sua vita si dissolvono e al loro posto è come se si creasse lo spazio per accogliere eventi straordinari imminenti. Affiora una speranza inspiegabile, di dare un nuovo senso alla vita. Si chiede perché. Che cosa mai può accadere! La sua realtà ora è adorabilmente densa d’ogni cosa. Forse è semplice- mente una difesa per contrastare ciò che di inconsolabile è accaduto in passato a lui e alla sua donna. Ha ragione ad essere inquieto. Li osservo e intervengo per quel tanto che mi è consentito. Devo guidare i loro passi. Quest’uomo e questa donna sono pronti ad accogliere la ragazza che la notte scorsa ha provato le stesse inquietu- dini dell’uomo, le stesse speranze. Anche la speranza in- quieta, quando ciò in cui si spera è indistinto, confuso, denso di nebbie.

 

 

 



 

 

EVENTO D'AUTUNNO LE PAROLE

 

GIOVED' 09.12.2021

Alla Biblioteca Bernardini a Lecce

d'autunno le parole  

presenta e commenta le poesie Carlo Alberto Augieri

Palmieri 1Palmieri 2

Palmieri 3 B

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VENERDì 3 dicembre 2021

Alla SERREZZULA  (Arnesano) di Anna Misurale

d'autunno le parole  

dialoga con l'autrice  Salvatore Luperto 

leggono le poesie Anna Misurale e Maurizio Mazzotta

Marirò Savopia: "...intendo la poesia come il luogo dove le emozioni e i sentimenti s'illuminano e rendono consapevole il pensiero" 

Serrezzula 2 Serrezzula 3 A

 

 

 



 

 



 EVENTO DEL 9 NOVEMBRE 2021

DAPPRIMA ERANO OMBRE

romanzo di Maurizio Mazzotta

 

OMBRE Ultima copertina BLocandina OMBRE

 

 

BIBLIOTECA BERNARDINI – Lecce - Martedì 09.11.2021- ore 18:30

Presentazione del romanzo  â€œDapprima erano ombre” di Maurizio Mazzotta

 

Introduce Mauro Marino

Presenta il libro e dialoga con l’autore Marcello Buttazzo

Leggono Maurizio Mazzotta, Marirò Savoia

 

PROGRAMMA

-       Mauro Marino introduce  la serata

-       Marcello Buttazzo in un preambolo parla di come ha conosciuto l’autore  e dà notizie sulle attività di M. Mazzotta,

quindi espone alcune sue note sul romanzo.

-       L’autore – Mau -  legge il brano n. 1 sull’Italicus (pg 116)

-       Marcello avvia una intervista con la prima domanda, ossia se la scrittura aiuta a metabolizzare rabbie, gioie, ebbrezze della vita.

-       Mau in risposta accenna all’uso che si fa in psicoterapia della  esternazione  delle proprie ansie mediante la scrittura

o qualunque altro linguaggio espressivo.

-       Marcello passa al romanzo e chiede all’autore quale possa essere un brano nel romanzo in cui il protagonista mostra il meglio di sé.

-       Mau accenna all’incontro del protagonista con alcuni giovani operai di una scuola di formazione professionale e legge il brano n. 2 sugli incontri con gli operai (pg 100)

-       Marcello chiede se una Musa “di lucore” può salvarci la vita.

-       Mau sottolinea che ha scritto il romanzo proprio per dimostrare che l’incontro con l’altro/altra produce crescita se ambedue hanno

un progetto di vita, di lavoro, in cui credono fermamente.

-       Qui Marirò legge il brano n.3: i motivi dei protagonisti sulla loro decisione di stare insieme (pg 190) e Mau  e Marirò

leggono il brano sulla magia della campagna salentina. 

-       Marcello pone l’ultima domanda sullo stupore e sulla meraviglia che sarebbero utili al processo creativo.

-       Mau risponde sulla creatività e sulla personalità dell’individuo creativo.

 

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NOTE DI Mauro Marino su FACEBOOK   

 

Giovanni Guerriero è un uomo d’amore, il meglio di sé l’ha dato nella relazione con i più giovani. 

Erano operai, operai che leggevano… sottolinea Maurizio Mazzotta, autore del romanzo 

“Dapprima erano ombre” presentato da Marcello Buttazzo alla biblioteca Bernardini 

per extraconvitto2021, tra le macchine tipografiche della Fabbrica delle Parole. Letture di 

Marirò Savoia.

 

Un romanzo che parla d’amore di tutti gli amori possibili. C’è il corpo, il dono dell’orgasmo, 

l’uomo capace di corrispondere alle tensioni, alle necessità del proprio sentire.

 

Una scrittura che evoca immagini, rappresentando situazioni, rimandi di senso, di fatti, di cronaca. 

Sullo sfondo gli anni Settanta.

 

Nella serata molte riflessioni sul “creativo”… Che cosa è la creatività, cosa muove l’uomo creativo? 

Creare è risolvere problemi, è l’esercizio del fare. Creativi si è anche nelle relazioni, nell’amare…

La creatività serve, sana l’animo, un gioco serio nell’essere infantili. Il creativo vive nell’incertezza, 

la sceglie come ambito privilegiato… convergenza e divergenza di questo si nutre il creativo. 

Creare è anche interrogarsi sull’utilità, sulla funzione di quello che si crea.

 

 

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Da SPAGINE del 10 novembre 2021 l'articolo di Marcello Buttazzo sulla serata 

 

 

Martedì 9 novembre, presso la Biblioteca Bernardini di Lecce, s’è svolta la presentazione del romanzo “Dapprima erano ombre” di Maurizio Mazzotta. Nella sala denominata “Fabbrica delle parole”, ha avuto corpo e spirito un incontro dal sapore particolare, intensamente partecipato, che ha offerto spunti significativi di riflessione. E di meditazione. Ho avuto il piacere di dialogare con Maurizio, uomo speciale e di riguardo. Mauro Marino ha introdotto la serata, ricordando, fra le altre cose, come Maurizio Mazzotta sia molto fecondo nella sua capacità inerente di tessere relazioni, molto produttivo nella sua multiforme attività. Maurizio è uno psicologo, che ha condotto studi e ricerche, tra l’altro, sulla creatività e sull’affettività. Autore di diverse monografie, alcune edite da Giunti Lisciani. Maurizio ha l’hobby del narrare e raccontare tramite il medium dei romanzi e con i video. Nei suoi film e nei suoi romanzi il pensiero dominante è l’essere umano, vero fulcro d’interesse, con uno sguardo di riguardo alla donna, capace di accogliere e di comprendere. Per i suoi film, Maurizio ha ricevuto numerosi premi. A volte, ci chiediamo se la poesia e la scrittura salveranno il mondo? Quesito arduo, troppo impegnativo, in verità. Di certo, la letteratura è un buon antidoto per scovare le pieghe intime della bellezza. E tanta dirompente bellezza (bellezza umana) ho trovato in questo ultimo romanzo di Maurizio Mazzotta “Dapprima erano ombre” (edito da Essere Uomo). Mediante la scrittura si può penetrare pazientemente fra le maglie dell’interiorità, interrogando le coscienze, scavando pianamente nel rosso sangue delle anime. La scrittura può essere anche autobiografica (come sembrerebbe nel caso di questo romanzo “Dapprima erano ombre”), senza tuttavia che l’Autore si ripieghi sulla propria persona. È questo un insegnamento della parola contegnosa degli autori, che sanno mostrare propri vissuti e, al contempo, aprono squarci vividi di storie universali. Creatività è un termine variabile, multipolare, che è correlato all’uso appropriato della parola, al saper maneggiare con arguzia e con sapienza la vita, questo incedere incerto per i cammini dell’alterna ventura. In “Dapprima erano ombre”, ho trovato altamente creativo il processo trasformativo del protagonista Giovanni Guerriero, che passa da una giovinezza dura, spigolosa, intransigente, ad una maturità dei cinquant’anni morbida, produttiva, grazie all’incontro umano con la Musa d’elezione Rosamaria Astolfi. Scorre agevolmente e in modo intrigante la narrazione delle vicende giovanili del protagonista, dalla sua laurea in Lettere fino ai primi anni di insegnamento; dai suoi rapporti con gli altri, fino alle storie di sesso a temine con varie donne; dalla sua mansione di responsabilità enorme come preside nelle scuole, ai suoi costruttivi corsi di formazione per giovani operai. Il romanzo è anche un riverbero fedele di accadimenti politici, dei fermenti tipici degli anni ’70 con ricordi sdegnati dello stragismo nero e di tanti altri risvolti. Altresì, balenano palesemente gli ideali umanitari di Giovanni, uomo d’amore. Nel corso della serata di martedì 9 novembre, ho potuto interloquire con Maurizio, al quale ho rivolto alcune domande, che riporto di seguito, con relative risposte:

 

  • La forza creativa della parola in che modo può giovare a una vera e propria palingenesi del mondo? Poeta è colui che crea, che produce. E, per esteso, anche il narratore. In che modo la scrittura ti ha aiutato a metabolizzare le varie evenienze, a incanalare le eventuali rabbie, a modulare e a mediare gioie, dolori ed ebbrezze?

 

(Risposta Maurizio). Come psicoterapeuta credo nella forza liberatoria della espressività. Il raccontare le proprie ansie- dubbi, incertezze, pene- serve come catarsi. Una pratica terapeutica antica, si può dire. Certo non tutti sono in grado, o hanno addirittura voglia di scrivere o dipingere o musicare. Lo psicoterapeuta deve essere attento nell’affidarsi a pazienti compiti del genere, potrebbe creare nuove frustrazioni. A me certamente è servito. Abituato a scrivere e a narrare, ho creato una storia accostandomi e allontanandomi dalla mia storia, consapevole che ricordi e fantasie, soprattutto l’analisi di ciò che di bello o di brutto accade a ciascuno di noi mi avrebbe permesso di prendere le distanze emotive dalle vicende della mia vita.

 

  • Giovanni Guerriero è un uomo complesso, con luci estese e, nella giovinezza, con qualche zona di poca affidabilità nel rapporto con l’altro sesso. Secondo te, in quale fase della sua esistenza, Giovanni fa emergere il lato più radioso del suo sé?

 

(Risposta Maurizio). Quando raduna giovani operai a casa sua per insegnare loro soprattutto a discutere, a tollerare le idee degli altri e al contempo ad affermare le proprie. Sono operai di vent’anni con il piglio di certi studenti di filosofia, veramente erano gli anni a creare menti vigili e intense, gli anni Settanta, che nel mezzo delle angosce facevano fiorire speranze e con esse voglia di cambiamento.

 

  • L’incontro con la Musa Rosamaria è un sommovimento intenso, uno stravolgimento totale in positivo della vita di Giovanni. Una Musa di lucore può salvarci la vita?

 

(Risposta Maurizio). È ciò che spero, insomma in cui credo, per questo ho scritto il romanzo, per dimostrare che l’incontro con l’altro/altra produce crescita se ambedue hanno un progetto di vita, anche di lavoro, quella crescita che invano perseguiamo da soli o con incontri superficiali. Il protagonista per la relazione con Rosamaria supera i suoi blocchi affettivi e dà il meglio di sé nel rapporto con questa donna.

 

  • Giovanni nell’indole è un uomo forte e debole, è anche un fanciullo. Conservare lo stupore e la meraviglia può servire al processo creativo? Al pari della vita tutta intesa come gioco? Come un serio gioco da bambini?

 

(Risposta Maurizio). Direi di più, stupore e meraviglia sono proprie di una personalità creativa autentica. Il creativo vive la vita come un gioco. Attenzione però! Il gioco è il sottofondo. Al poeta (intendo l’individuo che si esprime con qualunque linguaggio espressivo o in altri aspetti della personalità) accade tutto ciò che accade a chiunque, la differenza, ma non sempre purtroppo, sta nella risposta: il creativo recupera più rapidamente e meglio.

 

Nella “Fabbrica delle parole” della Biblioteca Bernardini, abbiamo trascorso un’ora di compartecipazione. La passione di Maurizio Mazzotta nel raccontare, nel narrare, ha coinvolto tutti, nella consapevolezza che la compagnia diffusa possa giovare alla crescita sostanziale della persona. Le letture dei brani tratti da “Dapprima erano ombre” sono state curate da Maurizio Mazzotta e dalla scrittrice Marirò Savoia, moglie di Maurizio. 

Marcello Buttazzo

 

 

OMBRE foto 1

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 



 

 EVENTO  d'autunno le parole

PRESENTAZIONI DEL LIBRO  DI POESIE DI  MARIRO' SAVOIA d'autunno le parole - edizioni MILELLA

10.07.2021 - casina LA TURRE

27.07.2021 - Casarano

19.08.2021 - Lecce

 

 

 

DAutunno presentazioni e recenzioni

Da Pina Petracca - Surano, 02/04/2021

Cara Marirò. Mi sento di dirti GRAZIE. Oggi mi è arrivato il tuo “D’autunno le parole” che avevo ordinato. L’ho letto tra questa mattina e il primo pomeriggio. Ma non mi basta. Come scritto anche nella prefazione, è un libro che va lasciato sul tavolino per essere ripreso più volte e riletto. Non certo perché lascia indifferenti, ma perché senti il bisogno di essere ancora accarezzata da quelle parole così sapientemente e delicatamente incastrate fra le righe, come un concerto di note, come un coro di angeli. Ormai siamo bombardati da pseudo poesie sui social, da versi urlati nella rabbia, nel caos, nella degenerazione di ogni parola. Io stessa amo condividere i miei versi con gli altri e so che in giro circola di tutto e non sempre si riesce a cogliere una scrittura pulita, vera, capace di stimolare suggestioni, memorie e sentimenti nuovi e sorprendenti. Spesso sono accozzaglia di parole buttate così senza vero sentimento. Il rischio purtroppo di cadere nella rete caotica esiste per tutti. Per questo apprezzo davvero chi riesce ancora a stupirmi con un linguaggio personale, senza fronzoli, diretto ma nello stesso tempo suggestivo e carico di tensione emotiva. E le tue poesie oggi hanno colpito nel segno.

Lo rileggerò il tuo libro perché ho bisogno di assaporare ancora queste emozioni, di centellinarne il prezioso valore. In fondo molto della tua scrittura si accomuna al mio sentire, anzi moltissimo. In alcune ho pensato “questa mi sarebbe piaciuta scriverla io”… e quando si pensa ciò significa che si è sulla stessa lunghezza d’onda. E allora la poesia non ha bisogno di essere spiegata perché è già arrivata al cuore ha già preso posto tra i versi non scritti, tra i pensieri non ancora espressi. Credo che il tuo “d’autunno le parole” meriti di fiorire come a primavera, di farsi conoscere per la sua bellezza, la sua delicatezza, la sua profondità. Le tue parole “cadono lievi per non disturbare” in realtà dovrebbero disturbare, scuotere il torpore di chi tende ormai alla rassegnazione, all’accettazione di ogni sconfitta, all’apatia giustificata dal passaggio inesorabile del tempo che delinea con i suoi tratti marcati il profilo di ogni tristezza. Le tue parole hanno il diritto di volteggiare come foglie d’autunno, ma devono cadere su prati fertili e mutarsi in nuova linfa. La poesia ha questo potere. Ecco perché sento di dirti GRAZIE, cara Marirò, anima nobile in tutte le stagioni.

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   TURRE    Alla Turre  MR con Antonella

Il PRIMO INCONTRO - 10 luglio - alla TURRE con gli amici del gruppo INSIEME 

Antonella Mancino presenta il libro di Marirò e tutti dicono  ciò che hanno provato, pensato, ricordato leggendo le poesie di Marirò.

Maurizio   dice che...

... la creatività affiora da una interazione con oggetti, eventi e persone, ma è la qualità di questa interazione a rendere particolare lo scambio stesso, in quanto il contatto è impregnato  di tutto ciò che abbiamo nell’intimo e anche di ciò che non abbiamo, voglio dire che immaginiamo, che prevediamo, che predisponiamo in anticipo. Che intuiamo, cioè vediamo dentro: dentro l’oggetto, dentro l’evento, dentro la persona. Le parole dell’autunno sono parole che hanno un significato preciso, come quelle delle altre stagioni certamente, ma sono quelle che hanno svegliato l’attenzione di Marirò Savoia, che ha voluto vedere cosa c’è dentro di esse.  Perché sono parole in bilico tra l’andare e il restare, tra il volare e il rimanere ancorate, come le foglie che stanno sull’albero e anelano alla fuga e sognano il vento e il vento le accontenta. Delicatamente o furiosamente. Con tenerezza o spazzandole via. Trattano queste parole di “allegria e spensieratezza”, di voglia di “lanciare il dovere oltre le dune”; del desiderio “di riavvolgere il nastro delle proprie vicende e di inserire negli spazi un pensiero leggero”. Parlano queste parole del buio e della luce, del chiuso di una stanza e di lande deserte e sconfinate, del silenzio e della folla chiassosa. Marirò Savoia scambia le parole del suo intimo con quelle dell’autunno e vede dentro questa stagione di incertezze e di sortilegi il suo tempo, quando le “farfalle impazzite le volavano dentro” e sente per quelle stesse parole “l’anima diventare obesa”, ma poi, convinta, dice a se stessa che “basta un alito di vento intriso di profumo a risvegliare i sensi”. 

Accade, a chi medita l’autunno della propria vita, che non sono soltanto i ricordi a tornare, sono proprio le sensazioni, le emozioni, i pensieri dei momenti trascorsi a imporre la loro presenza. E sono soprattutto le attese: questo è molto bello, che con l’autunno non vanno via le attese, forse sono vestite d’altro colore, forse si accompagnano ad altre note di differenti melodie, ma restituiscono in qualche modo ciò di cui abbiamo bisogno.

Alcuni tolgono la poesia dalle cose, “le spoetizzano”, lasciandole prive di senso, inerti, senza vita; c’è invece chi mette la poesia nelle cose, e sono i poeti che in questo modo rendono vivo ciò che toccano. E a volte ciò che toccano e ci comunicano emoziona.  Che è lo scopo della poesia. Accade leggendo D'Autunno le parole di Marirò Savoia.  l

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CASARANO  27 luglio: Pina Petracca e Marirò Savoia Insieme

Chi presenta le loro poesie è Paolo Vincenti

 

locandina Casarano                                               DAutunno a Casarano          

 

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Lavinia Turco e Marirò Savoia 

Lavinia a Marirò

Cara Marirò,      ho letto quasi tutto il tuo libro di Poesia “D’autunno le parole”, premetto che mi piace la Poesia ma non sono poetessa, né ho la preparazione per fare delle recensioni, però la mia sensibilità mi permette di “percepire”. Giudico attraverso ciò che mi emoziona. Ho quasi 68 anni e ho sentito come mie tante di quelle emozioni che tu hai saputo così bene esprimere poeticamente. Perfino la dedica iniziale sembra “appartenermi”. Io leggo molto, mi piace leggere e ho l’abitudine di sottolineare alcune frasi che mi colpiscono particolarmente, con dei piccoli post it colorati …Posso solo dirti grazie di aver dato voce ai pensieri, ai sentimenti, alle emozioni mie e di tante donne, con leggerezza e la bellezza di una farfalla, di un fiore…Grazie.

Marirò a Lavinia

Già scrivere poesie è per me un privilegio inaspettato, ancora me ne meraviglio! Quando nel diluvio di parole riesco a scegliere proprio quelle giuste e riesco a dare senso a ciò che voglio dire e lo faccio in un modo che mi appaga, avverto una sensazione inebriante che chi crea conosce molto bene. Ma quasi sempre, dopo aver letto e riletto mille volte ciò che ho scritto, vengo colta da mille dubbi, per cui ho bisogno di feedback non solo positivi, ma anche correttivi. Ecco quindi che le testimonianze che mi arrivano sono necessarie come il pane, mi servono per crescere, per rincuorarmi, per darmi carica. Ciò che mi scrivi, Lavinia,  mi ha convinto che almeno un obiettivo per cui è nato “D’autunno le parole” è stato raggiunto: aver dato voce ai pensieri di altre donne che, come me, hanno vissuto momenti di colori diversi, hanno sofferto e gioito, consapevolmente oppure no, e se si riconoscono nelle mie parole ne sono oltremodo felice.

 

Luigina Parisi a Marirò Savoia

Sono stata attratta immediatamente dal titolo di questa raccolta poetica "D'autunno le parole". E dell'autunno le poesie hanno i colori caldi, il tono morbido, quell'atmosfera privata di quanto chiudiamo il mondo fuori per restare un po' con noi stessi. 

La bellezza sotto il velo di parole tessute rende gioiosa la lettura di queste perle di poesia. Si sente il profumo di buono, di vento, di pini, di gelsi, il desiderio bambino in una stella cadente, che anche se non cade, dà speranza. Lo sguardo seppure dolcissimo non è mai ingenuo. Se ne sente la vita, vissuta tra gli alti e bassi, tra le gioie e il dolore, tra la colpa e il perdono, tra le meraviglie e l'oscuro mondo sotterraneo presente in ognuno di noi.

La poesia per Marirò credo sia un riappropriarsi del sé, rivederlo con occhi nuovi e amarlo teneramente. "Tocco la mia pelle adesso / e mi accarezzo l'anima.", "Nell'empatico amore per me stessa/ mi regalo un fiore.", "Conto le ferite e i nodi in gola/ le ribellioni all'istante sedate/ conto gli anelli alle catene le rabbie soffocate..."

Non ho ancora finito la lettura di questa piacevolissima raccolta che mi gusto e centellino per farla durare a lungo. 

Complimenti all'autrice 

 

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LECCE - Terrazza Bar Astoria

MariaGrazia Toscano intervista Marirò e Maurizio legge alcune poesie

 

 locandina Astoria Bar Astoria

 

Marcello Buttazzo nelle pagine di SPAGINE

Giovedì 19 agosto, a Lecce, sulla terrazza del bar Astoria, s’è svolta la presentazione del libro di poesie “d’autunno le parole” di Marirò Savoia. L’autrice leccese è un’insegnante di lettere, ora in pensione. Una presentazione partecipata, sotto il lampadario della luna benevola, fra gente attenta a cogliere piccole sfumature. La poesia è pazienza, certo. Essa impone al facitore di versi un lavoro alacre, certosino, meticoloso, sulla parola, che va scandagliata in ogni sillaba. La poesia è musica, perché nell’abbraccio dei versi si deve appalesare un ritmo suadente. Un canto. Ma la poesia è anche condivisione. Essa non può essere mai vano, sterile esercizio solipsistico. Alla presentazione del libro di Marirò Savoia, ho avuto la piacevole sensazione di poter ribadire a me stesso (per l’ennesima volta) che la poesia debba essere, per l’innanzi, possibilità di spezzare, tutti assieme, il pane cereale dell’amicizia e della compagnia. La poesia è anche compartecipazione, occasione per ritrovarsi in una serafica sera, a veder danzare le stelle. Giovedì 19 agosto, sulla terrazza del bar Astoria, abbiamo assistito ad un ballo leggero e semplice di parole lineari, delicate, di sentimenti rosso sangue, di pensamenti fraterni. Marirò ha dialogato con Maria Grazia Toscano. E, in specie, ha avuto come interlocutore d’eccezione il compagno Maurizio Mazzotta, psicologo, regista e scrittore, un uomo avvezzo nel suo percorso umano a dialogare, a interrogarsi sulle cose della vita, a far vibrare le parole. Nella capacità di comunicare c’è il segreto, la malia agognata, che affranca l’Homo sapiens sapiens e lo allontana dalla morte. Nella capacità di entrare in contatto con l’altro, di gettare ponti conoscitivi, di saper indagare il proprio sé, di saper edificare cattedrali di bellezza umana, risiede l’attesa perenne delle persone, la loro voglia di sentirsi ancora vivi. E tutto ciò Maurizio e Marirò lo sanno fare con maestria, con sapienza, soprattutto con estrema umiltà. La modestia, che è una dote benemerita in questa società, che talvolta slabbra gli Ego e li rende abnormi. Mi ha colpito immediatamente un pensiero della professoressa Savoia: “È un sogno per me essere riuscita a scrivere, nell’autunno della mia vita, la mia prima silloge poetica”.  Mi ha emozionato davvero la modestia dell’autrice, che, di fatto, scrive da una vita intera. Ha pubblicato opere per Giunti, articoli di contenuto pedagogico su riviste specializzate. Ha scritto e pubblicato racconti per ragazzi. Ha curato la redazione su “Il Quotidiano di Lecce”, assieme al compagno Maurizio, dello “Spazio alla Creatività”, con articoli relativi. Una donna bella (in ogni senso), che da giovane ha praticato la danza, il tango. E sa muovere con armonia le parole, le desta, le rende vivide. Sto leggendo la raccolta “d’autunno le parole” (Edizioni Milella, ottobre 2020). Versi d’amore, d’impeto panico, di scandaglio dell’interiorità. Versi esistenziali, perché in essi la gioia, il dolore, l’ebbrezza, sono tutti invitati al banchetto festivo della poesia. Le figurazioni naturali sono pregnanti e significative. Foglie di rame d’autunno, profumo di pini, meriggi d’agosto, rondini in volo verso l’Africa che vanno e poi ritornano, oleandri e gelsomini, luna promettente che illumina il volto dell’amato, sere di giugno nel giardino dei gerani, frinire di grilli. In apertura Marirò scrive: “Intendo la poesia come il luogo dove le emozioni e i sentimenti si illuminano e rendono consapevole il pensiero. Ciò mi permette di capire chi sono, chi sono gli altri e quali sono le infinite strade da percorrere”. Nella serata di giovedì 19 agosto, abbiamo gradito la lettura di versi di Marirò da parte del compagno Maurizio Mazzotta. Un professionista di valore che, in alcune cadenze e in certi toni della voce, mi ha fatto rammemorare il professore Arrigo Colombo. E le sue letture memorabili, musicali come il suono dei centomila violini. Un altro aspetto antropologico rilevante, di cui ha parlato Marirò, e che ho trovato anche nei versi, è il concetto di perdono. “Perdonarmi diventa necessario”, canta Marirò. In effetti, la pratica analitica, sovente dolorosa, del perdono va praticata senza alcun indugio. Preminentemente, dobbiamo imparare a perdonare noi stessi, le nostre manchevolezze, la nostra rabbia talvolta distruttiva, se vogliamo imparare a perdonare gli altri. A perdonarci tutta la vita. Grazie Marirò per le poesie che ci doni…

 

 



 

 



 

 

EVENTO DELL''8.6.19 

SERATA DEDICATA AL POETA BRUNO EPIFANI

Bruno 3

 

Quando un poeta muore sta a chi resta dargli voce e diffondere con ogni mezzo le sue poesie. 
È ciò che hanno fatto Marirò Savoia e Maurizio Mazzotta in un evento organizzato dalla SOCIETA' OPERAIA di Novoli e da ESSERE UOMO. 

Sabato 8 giugno nella sede della Società Operaia  di Novoli, ore 19:30 hanno ricordato BRUNO EPIFANI, il poeta salentino che amò la sua                    terra, ma che cercò altri "approdi".

Ha introdotto la serata la prof.ssa Ottavia Madaro. 
Interventi musicali della Scuola di Musica "Harmonium" di Novoli: pianista Dalila Arnesano, voci Mirella Aierba e Francesca Santo.

 

SERATA NOVOLI B.E. A1

 SERATA NOVOLI B.E. B B

 

 

 SERATA NOVOLI B.E.  C3

 

 



 ANNO 2019 - RASSEGNA IL CINEMA POVERO A NOVOLI

 

In: Spettacolo & Cultura

il PaeseNuovo.it

 

 

 

Mau 2   

NOVOLI (LE) – Una primavera all’insegna del cinema per la Società Operaia di Novoli, che nelle prime due settimane di aprile ospiterà

la rassegna Il cinema povero a cura diMaurizio Mazzotta: tre appuntamenti durante i quali saranno proiettati alcuni dei cortometraggi

del film-maker novolese. 

Insegnante di Lettere, psicologo e psicopedagogista con la passione del cinema e della narrativa, Maurizio Mazzotta 

originario di Novoli, ha passato gran parte della sua vita a Roma, ma è tornato nel Salento dopo la pensione: da allora il cinema è diventato la sua attività principale e con questa ha riscosso un notevole successo.

La "povertà" che caratterizza la sua produzione cinematografica riguarda in realtà solo i mezzi che un certo tipo di cinema ha a disposizione: come dimostrato dal suo lavoro, quello che ama definire povero è infatti un cinema dinamico, ricco di idee, originalità e vitalità. Lo confermano una ventina di opere che Mazzotta ha all’attivo ed i numerosi riconoscimenti che ne hanno premiato la carriera, i vari festival cui ha partecipato e la presenza di due sue opere sul sito IMDb (International Media Data base). Degna di nota è sicuramente la sua partecipazione come invitato fuori concorso al Festival Internazionale del Cinema di Berlino del 2011 con il suo film di maggior successo, Perdizione.

Durante le tre serate di proiezione presso la Società Operaia in piazza Margherita a Novoli sarà l’autore stesso, insieme alla prof. Ottavia Madaro, ad introdurre i propri cortometraggi attraverso la discussione di temi legati al cinema povero.

Di seguito il programma:

Martedì 2 Aprile ore 19.30:

  • •Presentazione della serata a cura dellaprof. Ottavia Madaro;
  • •Introduzione al “Cinema povero” a cura dell’autore Maurizio Mazzotta;
  • •Proiezione dei cortometraggi: Manichine(20’ – Migliore regia al Cortocinema Pistoia 2017); Giacomo o dell’inquietudine(20’ – Finalista a Inventa un film 2006).

Venerdì 5 Aprile ore 19.30:

  • •Presentazione della serata a cura della prof. Ottavia Madaro;
  • •Problemi del “Cinema povero” a cura dell’autore Maurizio Mazzotta;
  • •Proiezione dei cortometraggi: La parrucchendola e il garziere(30’ – da poco in giro per il mondo); Perdizione(10’ – Migliore idea comica all’Arzano Humor Ciak 2007; Migliore Autore al Festival del Cinema Invisibile 2008; Miglior film al Salento Film Festival 2009; Invitato Fuori Concorso al Berlinale del 2011).

Martedì 9 Aprile ore 19.30:

  • •Presentazione della serata a cura dellaprof. Ottavia Madaro;
  • •Il “Cinema povero” in Italia a cura dell’autore Maurizio Mazzotta;

Proiezione cortometraggi: Fanculo libertà(20’ – coautore Dario Patrocinio– Miglior Attore al Manila 2013); Cuore di mamma(20’ – Invitato all’IMDb nel 2009).

 



 

2019 - Palazzo Marchesale di Arnesano 

venerdì 1.3.19

 

Interessante serata, organizzata dalla Serrezzùla di Anna Misurale, nel palazzo marchesale di Arnesano con la visione del cortometraggio â€œLa vera storia della parrucchendola e del garziere” del regista Maurizio Mazzotta. 

 

Un filmato surreale che nasce da situazioni o circostanze reali per entrare nel fantastico, nell’immaginario, nella surrealtà, e raccontare verità e riflessioni su problematiche sociali ed esistenziali.

 



 

VERNOLE 2018 

EVENTO DEL 6.10 18 -   SERATA FINALE

della RASSEGNA DI CORTOMETRAGGI - “Il cinema povero”

 

 

 

CORTI 6 OTTOBRE 3

 

 

La Rassegna di cortometraggi  â€˜IL CINEMA POVERO’, che si è svolta a Vernole (Le) dal 27 Aprile al 22 Giugno 2018 organizzata dall’Associazione Culturale Li Talornie da Essere Uomoin collaborazione con ilComune di Vernole,si è conclusa con una serata finale il 6 ottobre presso l’AUDITORIUM SCUOLA PRIMARIA 

La rassegna si proponeva di rivelare al pubblico dei cinefili il fermento del “cinema povero” e di dibatterne le problematiche con gli Autori. I lavori proposti potevano essere cortometraggi, documentari, videoclip musicali e non. 

Nella serata finale sono stati proiettati i film scelti dal pubblico.

 

La Rassegna ‘IL CINEMA POVERO’ - prima edizione - che si svolgerà a Vernole (Le) dal 27 Aprile al 22 Giugno 2018 (con cadenza quindicinale)  Ã¨ organizzata dall’Associazione Culturale Li Talornie da Essere Uomo(www.mauriziomazzotta.it- Il sogno dell’uomo di essere uomo) in collaborazione con il Comune di Vernole.

La rassegna  si propone di rivelare al pubblico dei cinefili il fermento del “cinema povero” e di dibatterne le problematiche con gli Autori. I lavori proposti possono essere cortometraggi, documentari, videoclip musicali e non. In una serata finale da definire, saranno riproiettati i filmati scelti dal pubblico. 

 

REGOLAMENTO 

1 - L’iscrizione alla Rassegna è gratuita e aperta ad ogni genere filmico in lingua italiana: cortometraggi, documentari, videoclip musicali e non. Sono ammesse opere già presentate o premiate in concorsi o altre rassegne.

 

2 - Possono essere inviate opere girate in qualsiasi formato, della durata massima di 30 minuti. Il tema è libero e ciascun Autore è responsabile dei contenuti del film presentato e della diffusione di musica coperta da copyright. L’Autore inoltre assicura e dichiara (vedi Liberatoria in fondo )che l’opera non presenta contenuti a carattere diffamatorio o lesivo della dignità altrui.

 

3 - Si auspica la presenza degli Autori in sede di proiezione e dibattito.

 

4 - Le opere saranno accettate preferibilmente su supporto DVD oppure su file MP4 scaricabile da link (Dropbox, Vimeo, ecc…) e dovranno pervenire insieme alla scheda di iscrizione (in fondo) entro e non oltre il 10 Giugno per posta prioritaria a questo indirizzo: 

Rassegna ‘Il Cinema Povero’ - ASSOCIAZIONE LI TALORNI - Via S.Nicola, 19 72029 VERNOLE (LE).

In alternativa, telefonare alla Segreteria 380/7536803. Per i file MP4 da scaricare, inviare il link  per mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Eventuali spese di spedizione sono a carico dei partecipanti. L’organizzazione non è responsabile per i danni o smarrimento delle opere inviate che, comunque, non saranno restituite e rimarranno negli archivi dell’Associazione.

 

5 - Per fini organizzativi i lavori inviati o consegnati o scaricati saranno pre-selezionati dai responsabili della rassegna.

 

6 -  Il regolamento può essere visionato anche sui seguenti link:

https://www.facebook.com/cinemapovero

www.mauriziomazzotta.it 

 

Facsimile di scheda da inviare insieme all’opera

 

RASSEGNA “Il cinema povero”  - Vernole aprile-giugno 2018

All’associazione LI TALORNIVia San Nicola, 19 - 73029 VERNOLE (LE)

 

-      Titolo, durata e anno di produzione del filmato

-      Nome e Cognome del Regista, indirizzo completo, telefono e mail

-      Se l’opera inviata è stata premiata in altre Rassegne o Festival

-      Breve sinossi di presentazione

 

DICHIARAZIONE DEL REGISTA E LIBERATORIA

L’Autore assicura e dichiara che l’opera non presenta contenuti a carattere diffamatorio o lesivo della dignità altrui. Inoltre dà il consenso a diffondere, senza scopo di lucro, l’opera o parti di essa nei social e/o nei siti degli organizzatori della Rassegna.

 

Data                                    firma

 



 

Lecce Laica ANNO 2018

Locandina Parrucchendola  A4 2

 

La vera storia della parrucchendola e del suo amico garziere

Una storia apparentemente surreale, basata su giochi di parole, che al termine finisce per convincere perché in fondo si parla di qualcosa  che è verità incontestabile.

 

 

 




ANNO 2018 MAGLIE 

MAGLIE 14.12.18   -  FONDAZIONE CAPECE

 

1 • Saluti iniziali (Elena o Rossano)

2 • INTRODUZIONE DANIELE SU MAZZOTTA 

3 • IL SURREALISMO NELLA REGIA DI MAURIZIO  

Domanda: "Surrealista si nasce o si diventa?" 

Risposta: Si nasce e si coltiva con la fantasia. Sfruttando i sogni, anche quelli degli altri. Uno psicologo ha molte occasioni.

4 • BREVE INTRO DI "MANICHINE"  

Domanda: Come nasce "Manichine"? 

Risposta: Da una fantasia, meglio da un racconto di un amico scrittore, ma solo lo spunto. Con le sue manichine ho percorso strade differenti, ho inventato un’altra storia.

5 • PROIEZIONE CORTO Manichine

6 • IL SOGNO. Breve intervento di Daniele  

Domanda: Cosa significa "sognare" in questo cortometraggio?

Risposta: Quando si parla di sogno si intende non solo la fantasia, cioè il sogno a occhi aperti, si intende forse soprattutto un progetto di vita improntato agli ideali più belli dell’uomo. Si pensi ai grandi uomini del passato e del presente. In questo film mentre una manichina sogna di potersi muovere – ovviamente – osservando gli umani, l’altra scopre il desiderio e il sogno per realizzare il desiderio che sono propri dell’uomo. 

Domanda: Si nota la totale assenza di una colonna sonora musicale. Perché questa scelta?

Risposta: Un linguaggio espressivo non dovrebbe aver bisogno di stampelle. Quanti film si ricordano forse più per la musica di grandi compositori?

8 • BREVE INTRO DE "LA PARRUCCHENDOLA... Daniele parla della nascita del corto (dal racconto, ecc..) 

Domande: Il racconto è del '95. Perché il corto dopo quasi 20 anni? Pensavi già ad una trasposizione cinematografica o l'idea è nata negli anni seguenti?

Risposta: L’idea è nata quando mi sono dedicato ai corti, cioè da quando sono in pensione. Cercando tra le mie storie per trasportarle in film, mi sono detto “TOH C’è anche questo. Ma ho atteso qualche anno data la complessità della realizzazione.

9 • PROIEZIONE CORTO

10 • IL MESSAGGIO DE "LA PARRUCCHENDOLA. Breve intervento di Daniele sul "Democratizzazione del lavoro, tema del lavoro e del potere, presenza di varie tematiche: politica filosofia psicologia, religione, voglia di conoscere e conoscersi, provocatoria ambizione nello stacco dei RUOLI, per esprimere la forte diversità tra gli ANIMI umani 

11 • Mazzotta: eventuale breve intervento sulle interpretazioni stimolate dal film. Per me è obiettivo raggiunto  quando un’opera stimola differenti interpretazioni. Ciò è possibile in particolare con il surreale. Ho ascoltato interpretazioni alle quali non avevo pensato.

12 • Daniele :PERSONAGGI. Scelta e sviluppo. - RETROSCENA (prato paradiso, scelta di altra location-necessità aguzza ingegno-cinema povero)

13 • Mazzotta: â€¢ CINEMA POVERO

 



 

ANNO 2018 LECCE GIORNATA DELLA  POESIA

 

 Giornata poesia2

 

Universita’ del Salento – Laica – Valori e Rinnovamento

Passeggiata letteraria 2a edizione:


Per le vie del Barocco

ItInerarIo:


Castello di CarloV,Porta‘falsa’(Piazza.G.Libertini) - ore 16.45 - raduno e prima tappa Chiostro dei Teatini, Corso Vittorio Emanuele II - ore 17.45 - seconda tappa
Chiostro del Seminario, Piazza Duomo - ore 18.30 - terza tappa 

testI: Rafael Alberti, Giovanni Bernardini, Vittorio Bodini, Vincenzo Ciardo, Girolamo Comi, Ercole Ugo D’Andrea, Luciano De Rosa, Fernando Manno,Vittorio Pagano, Claudia Ruggeri.

IntroduzIone alle letture: Antonio Lucio Giannone 

VocI: Carlo Salvemini, Antonella Agnoli, Bruna Caroli, Anna Lucia Cudazzo, Roberto Fatano, Simone Franco, Simone Giorgino, Patrizia Guida, Maurizio Mazzotta, Wojtek Pankiewicz, Giovanna Politi, Piero Rapanà, Riccardo Rella, Claudio Riso, Marirò Savoia, Carolina Tundo, Walter Vergallo. 

MusIca: Gianluca Milanese - Foto: Ennio Rella 

 









ANNO 2018 LECCE PAL TuRRISI via Marco Basseo 16
01. 02 ore 18:30

 

 

Grotta Cervidalla grotta dei cervi 2

 

serata sulla

GROTTA dei CERVI

 

Ideatrice Anna FRAPPAMPINA

 

Presentazione della GROTTA . I pittogrammi

 

La Grotta dei Cervi, un tesoro nascosto sotto la costa del Salento

Oltre 3000 pittogrammi del neolitico decorano la Cappella Sistina della preistoria. 

La Grotta dei Cervi si trova a Porto Badisco vicino a Otranto a una profondità di 26 metri sotto il livello del mare e non è una grotta qualunque, si tratta infatti del complesso pittorico neolitico più imponente d’Europa tanto da essere chiamata anche la Cappella Sistina della preistoria.

Non tutti sanno che il Salento Ã¨ una delle zone più grandi d’Europa a ospitare dolmen, menhir e monumenti megalitici, se ne contano circa 120 in tutto il territorio.

 

Il gruppo degli speleologi scopritori

 

Maurizio Mazzotta legge la lettera di Cesare Borgia all’amico Severino Albertini

Defunto capo del gruppo di scopritori della Grotta dei Cervi di Porto Badisco

 

 

 



 

 

ANNO 2018 LECCE - LAICA

 

LAICA 2018.2

 

 

 



ANNO 2017 LECCE - LAICA

 

 

LAICA 2017. 2

 

 




ANNO 2017 LECCE - CARLO V

 

loca 3

 

Castello Carlo V Lecce

sabato 28 gennaio 2017 ore18:30

Riflessioni sulla lingua salentina:

diamo voce al nostro sentimento

 

realizzato da VALORI E RINNOVAMENTO

ideato e coordinato da Marirò Savoia

 

 

vedi in  ESPRIMERSI ANALIZZANDO. la relazione di Maurizio Mazzotta

 

                                               TERRITORIO E IDENTITA'

           

                                             

 

 

 

 

 



 

 

 ANNO 2017 MARTANO SCALETTA

 

I FILM – CORTOMETRAGGI 

Martano venerdì 10.11.17 – ore 18 - Sala Voytila

 

SCALETTA della serata

-      Avvio di Eliana  - Brevi interviste tra un film e l’altro

-      Proiezione Fanculo libertà

-      Proiezione Manichine

-      Proiezione Perdizione

 

 



 

ANNO 2016  LECCE PAL TURRISI IL FEMMINILE NELLA FIABA  

 Il femminile 2   

IL FEMMINILE NELLA FIABA

PALAZZO TURRISI – 8 MARZO 2016

 

Ore 18

-Introduzione musicale a cura di Gianluca Milanese

- Saluti istituzionali: ass. Delli Noci

Ore 18.15 - 18.30

Introduce: Wojtek

Presentazione del progetto: Chiara Armillis e Paola Armillis

Ore 18.30 - 18.45

Interventi: Bruna Caroli, Orsola Fiorentino, Pompea Vergaro

Ore 18.45 - 18.50

Incursione musicale di Gianluca Milanese

Ore 18.50 - 19.20

Performance di Danza, lettura testi e incursioni musicali: Alessandra Graziuso, Pompea Vergaro, Lela D'Amato, Gianluca Milanese, nel seguente ordine:

-  Balletti: Sorellastre, Cenerentola, Fata

-  Lela D'Amato (“C'era una volta” di Italo Calvino e “Fata” di W. Shahespeare) + flauto di Gianluca Milanese

-  Balletti: Cappuccetto rosso, La donna è mobile, La Bella e la Bestia

-  Lela D'Amato (La donna Immobile) + flauto di Gianluca Milanese

Ore 19.20- 19.40

Teatro dei Burattini - Una notte in terrazza: 

Introducono Orsola Fiorentino e Maurizio Mazzotta

Ore 19.40 - 19.45

Dalla fiaba al mito - Penelope. Il tempo dell'attesa

Daniela Mandorino

Ore 19,45 – 19,55

Performance di Danza, lettura testi e incursioni musicali: Alessandra Graziuso, Pompea Vergaro, Lela D'Amato, Gianluca Milanese:

-  Balletto: Immagini archetipiche

-  Lela D'Amato (Testo Emily Dickinson) + flauto di Gianluca Milanese

Ore 19.55 - 20.00

Saluti: Wojtek

Chiusura Musicale: Gianluca Milanese

 



 

ANNO 2015 MARTANO Sala Conferenze â€“ Piazza Caduti

WINTER SCHOOL  ITACA MIN FARS HUS

 


MAURIZIO MAZZOTTA Gioie e dolori del “cinema povero”

P R O G R A M MA 

Giovedì 19 febbraio 2015 ore 18.30: Primo incontro: la REGIA

Proiezioni: 

Bella signora 2004 - 18’ Selezionato al “FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO 2004”

Giacomo o dell’inquietudine (2005) – 20’ Selezionato a: “CORTOVISIONE”, “CINEMA DI FRONTIERA”, “La 25ma ora” della rete TV La 7, Qualificato a: “INVENTA UN FILM”

 

Venerdì 20 febbraio 2015 ore 18.30: Secondo incontro: la RECITAZIONE

Proiezioni:

Se fosse un caso 2006 - 15’ Selezionato a “CINEMA DI FRONTIERA”

Cuore di mamma 2007 â€“ 21’ Selezionato a “il Corto.it”. Finalista nel 2008 a “INVENTA UN FILM”. Premiato a “ECOLOGICO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL”. Invitato all’IMDb (International Movie Data base).

 

Giovedì 26 febbraio 2015 ore 18:30

Terzo incontro : la RIPRESA

Proiezioni:

Amen 2010 â€“ 22’ Selezionato a: “FESTIVAL DEL CINEMA INVISIBILE”; “ECOLOGICO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL”

Il cuore nei piedi 2009 - 20’ riflessioni sul tango di Maurizio Mazzotta e Maria Rosaria Savoia 

 

Venerdì 27 febbraio 2015 ore 18.30:

Quarto incontro: la POSTPRODUZIONE

Proiezioni:

Il viaggio del rimorso 2011 â€“ 22’ Ispirato alla poesia â€œIl corvo” di E.A. Poe-Traduz e adatt di M .Mazzotta.
Selezionato al “BIFEST” e al “FFF”

Perdizione 2006 â€“ 10’ Finalista a “La 25ma ora”. Premiato Migliore idea comica a “Arzanohumorciak”.Migliore Autore a “Festival del Cinema Invisibile”.Premio Corea Miglior film nel 2008 a “Salento film festival”. Invitato all’IMDb (International Movie Data base) e al BERLINALE del 2011

El tango es sueno 2008 - 06’ Premiato a “Corto Magliese”

 

 

 

 

 

 

 



 

anno. ???  LECCE LAICA 

 CIBO 2

 



 

ANNO  ??? TEATINI FLORA RUSSO 

 

Flora russo 3. jpg

 

 



 

anno. ??? MELENDUGNO

 

Melendugno

 

 



 

anno. ???  LECCE - SPAZIO SCENA STUDIO 

 SPAZIO SCENASTUDIO

 

            retrò  â€“ spettiva

 

rac-corti  racconti e cortometraggi di Maurizio Mazzotta

 

 

racconti : Incontri e scontri, Roma anni Sessanta-Settanta ( il clima di quegli anni )

 

corti :  Esperienze di film-maker, Lecce anni Duemila ( discussioni sul Cinema povero )

 

performance di tango : Angelo e Gabriella, Marcello e Francesca

 

 

programma delle tre sere

 

Prima sera:        - Bella signora 18’   

DOM 16.1.11     - Amen 27’ 

ORE                    - Perdizione 10’ 

- performance di Tango 15’

 

Seconda sera:   - Giacomo o dell’inquietudine 20’

DOM 30.1.11     - Se fosse un caso 15’ 

ORE                   - Cuore di mamma 18’

 

Terza sera:        - El tango es sueno 6’

DOM 13.2.11     - Il cuore nei piedi 35’ 

ORE                   - performance di Tango 15’

 

 

racconti : Incontri e scontri, Roma anni Sessanta-Settanta 

 

 

 

 

 



 

ANNO??? - MARTANO galleria stomeo 

GALLERIA D’ARTE STOMEO

PRESENTA

IL REGISTA MAURIZIO MAZZOTTA

 DOMENICA 27 FEBBRAIO ALLE ORE 18:OO NELLA GALLERIA D’ARTE STOMEO A MARTANO

 

 

Presentazione e proiezione dei cortometraggi di Maurizio Mazzotta:

Amen, ultima produzione del filmaker e Perdizione invitato al recente  

Festival di Berlino.

 

AMEN:

Il dramma di una famiglia sconvolta dalla notizia che il figlio,  

partito per scopi umanitari, è rimasto ucciso da una bomba nella  

scuola elementare dove insegnava come volontario.

 

Interpreti: Maria Rita Metrangolo, Mara Spinelli, Maurizio D'Anna,  

Alessandro Stajano, Maurizio Mazzotta

Soggetto e sceneggiatura:  Maurizio Mazzotta

Fotografia: Davide Faggiano

Regia: Maurizio Mazzotta

 

PERDIZIONE:

Con il titolo “Perdizione” si vuole giocare con le due differenti  

accezioni di questa parola, intesa soprattutto in senso etico, ma  

anche in senso materiale, come perdita  di oggetti, che possono  

essere dimenticati o rubati, per esempio quando le persone - come i due protagonisti del corto - sono troppo distratti dalla loro stessa  

mania.

 

Interpreti: Ornella De Mitri e Marcello Panico

Soggetto: Maurizio Mazzotta e Marirò Savoia

Sceneggiatura: Maurizio Mazzotta

Fotografia: Davide Faggiano

Musica: tango originale  di  Massimo Cermola

Regia: Maurizio Mazzotta

 

PER INFO

Galleria d’Arte Stomeo  via Caprarica n.11 Martano (LE)

Tel. 0836.632728  Cel. 333.9721223

 

 

 

 

 

 

 



 

ANNO 2012 LECCE - CARLO V

Lecce: una serata a “A tutto corto” nell’ ambito della

II Biennale Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea â€œ Città di Lecce” 2012

 

Nell’ambito della II Biennale Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea “ Città di Lecce” 2012, tra i respiri delle opere e i diversi linguaggi dell’Arte moderna e contemporanea, che sostano dal 5 maggio scorso, e che rimarranno fino al prossimo 27 maggio, nelle prestigiose e silenziose sale del Castello Carlo V di una accogliente Lecce, la Galleria D’arte Stomeo di Martano e L’officina delle Parole, hanno organizzato, sabato 19 maggio 2012 alle ore 18:00, nella sala  Maria D’Enghien, una serata â€œA tutto corto” di Maurizio Mazzotta.

La  serata si snoderà  in due momenti:

L’apertura  Ã¨ dedicata alla proiezione del cortometraggio   "Il viaggio del rimorso”.

La seconda parte al tango. Per l’occasione saranno proiettati i corti: "Perdizione" e "El tango es sueno". Seguirà performance di ballo di Angelo e Gabriella.

Elisabetta Opasich condurrà  la conversazione con il regista Maurizio Mazzotta. 

Introduce Pompea Vergaro.

 

Il viaggio del rimorso 

Sinossi: Procurare una dolce morte a chi soffre e chiede di essere aiutato può avere, al di là della religione e della legge, un altro impedimento quando chi chiede di  morire è la persona amata.

Un vecchio racconta di un corvo che entra una notte nella sua stanza e di come  questa presenza inquietante gli riporti  il ricordo della sua donna, scomparsa prematuramente per un male incurabile. Narra così della sua Leonora, che gli chiedeva nella sofferenza atroce di aiutarla a morire, e di se stesso, che non era stato in grado  di fermare il tempo di lei impedito proprio dall’averla amata.

Il corto è del 2011. Ispirato alla poesia Il corvo ( The raven ) di Edgar Allan Poe. Selezionato al BIFEST 2012

 

Perdizione 

Sinossi: Con il titolo “Perdizione” si vuole giocare con le due differenti accezioni di questa parola, intesa comunemente in senso etico, ma che ha anche un significato materiale, come perdita  di oggetti, che possono essere dimenticati o rubati, per esempio quando le persone - come i due protagonisti del corto - sono troppo distratti presi dalla loro stessa mania

Perchè “Chi ha una mania la porta sempre con sé e riconosce chi la condivide. A volte l’incontro tra queste due persone porta alla… Perdizione.

Il corto è del 2006.  Migliore Idea Comica all’Arzanohumorciak. Nel 2007 Premio del pubblico come migliore autore al “Festival del Cinema Invisibile”; finalista a La 25 ora, a “La Cittadella del corto”, a il http://corto.it/" style="color:purple;text-decoration:underline">Corto.it. Nel 2008 premio Corea miglior film nella sezione “Danza e musica al Salento Film Festival”. Nel 2009 per Perdizione Ã¨ stato offerto all’autore uno spazio su IMDb (International Movie Database ) e nel 2011 il film è stato inserito fuori concorso al Berlinale.

 

El tango es Sueno

Sinossi: Uomo e milonga, dunque un tanguero. Tanguero ossessionato: il tango lo perseguita nel sonno con incubi di ballerine che lo rifiutano. C’è un motivo.

Qualcosa gli manca. E quando scopre cosa gli manca, trova una strana soluzione. . .

Il corto è del 2008. Primo premio al Cortomagliese 2009; selezionato al Materafilmfestival..

Lecce-Castello Carlo V, Sala Maria D’Enghien     

 

L’ingresso è gratuito

 

 

 



 

ANNO 2012 LECCE Hotel TIZIANO

SALENTANGO - Lecce


Associazione Culturale Scuola Stabile di Tango Argentino
 Direzione Artistica Sondra Pranzo



 

presenta



 

venerdì 27 gennaio 2012 


 

 

SPECIALE SPAZIO PRE-MILONGA: Orizzonte poetico visivo

 

dedicato alla PROIEZIONE de 

 

"IL VIAGGIO DEL RIMORSO" 


 

ispirato alla poesia Il corvo ( The raven ) di E. A. Poe



scritto e diretto da Maurizio Mazzotta - fotografia di Marc Van Put 





e dei corti "PERDIZIONE" e "EL TANGO ES SUENO"

 

Grand Hotel Tiziano - Lecce - Sala Leonardo ore 20.00 - 21.15

 

L’ingresso allo Speciale spazio pre-milonga Ã¨ gratuito

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ANNO  2011 BERLINO  

Berlino 1

 

“Perdizione” il corto del regista salentino Maurizio Mazzotta presente al festival di Berlino

di Dario De Carlo
Martedì 15 Febbraio 2011 10:06

Ha preso il via già da qualche giorno il 60esimo Festival internazionale del cinema di Berlino, e oggi ci sarà anche il Salento come protagonista. Perdizione del regista salentino Maurizio Mazzotta, infatti, è presente al Berlinale a fianco del film argentino Il cammino del vino in concorso nella sezione Kulinarisches Kino.

Per questa edizione del festival, che come ogni anno dal 1951, apre i battenti a febbraio, confermandosi uno dei festival cinematografici di maggior prestigio, lo staff ha promosso un modello di presentazione dei lungometraggi in concorso, facendoli precedere da cortometraggi che ne annunciano la cultura di provenienza. Così un film argentino è annunciato da un cortometraggio sul tango, Perdizione appunto. Il film illustra con la sintesi propria dei cortometraggi alcuni aspetti del tango, meglio dei ballerini di tango che, presi dalla passione per la musica e per il ballo, perdono se stessi ed ogni cosa....

Perdizione è uno dei corti più premiati, e vanta ben tre tentativi di imitazione, rintracciabili in Internet. Per questo motivo il corto è presente nel portale IMDb della International Movie Data base, che ha offerto al regista uno spazio in questa enciclopedia del cinema sia per Perdizione sia per un altro suo corto Cuore di mamma. Lo staff di Berlino è venuto così a conoscenza del corto e l’autore è stato invitato a inviarlo come fuori concorso.

Realizzato nel 2006,  premiato come MIGLIORE IDEA COMICA all’Arzanohumorciak ; finalista a La 25 ora. Nel 2007 premio del pubblico come MIGLIORE AUTORE al Festival del Cinema Invisibile; finalista a La Cittadella del corto e a il Corto.it . Nel 2008 premio Corea MIGLIOR FILM nella sezione Danza e musica al Salento Film Festival.

Con il titolo “Perdizione” si vuole giocare con le due differenti accezioni di questa parola, intesa generalmente in senso etico, ma anche in senso materiale, come perdita di oggetti, che possono essere dimenticati o rubati, per esempio quando le persone - come i due protagonisti del corto - sono troppo distratti dalla loro stessa mania. In questo caso la mania è il tango.

Interpreti: ORNELLA DE MITRI e MARCELLO PANICO

Regia: MAURIZIO MAZZOTTA
Soggetto: MAURIZIO MAZZOTTA e MARIRO’ SAVOIA

Sceneggiatura: MAURIZIO MAZZOTTA
Fotografia: DAVIDE FAGGIANO
Musica: Perdizione ( tango originale ) di MASSIMO CERMOLA

Montaggio: DAVIDE FAGGIANO e MAURIZIO MAZZOTTA

Suono: IVAN GENTILE

 

 

 

 

 



 

ANNO 2009. MONTEERONI. EVENING

 

AVVISO-INVITO PER IL 27 NOVEMBRE 

 

Venerdì 27 novembre ore 22 - All'Evening di Monteroni 

 

 

SARA' PROIETTATO IL CORTOMETRAGGIO 

" IL CUORE NEI PIEDI - riflessioni sul tango ", 

di Maurizio Mazzotta e Marirò Savoia.

 

Il cortometraggio è stato in parte girato all'EVENING 

anche grazie alla partecipazione di molti tangueri leccesi 

che hanno accettato di apparire nel film.

 

 

 







              

 

 

 

 

 

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