
CORTISò E PENNICELì
Il gatto e la volpe dell’era contemporanea
Prima, per far capire, ilaccenno agli eventi che hanno prodotto questo mio incontro rendendomi simile a Pinocchio.
Estate-autunno 23 // inverno 25: trasloco trasloco trasloco, nel senso di azioni, sia pure con l’agenzia, e conseguenze sulla salute: 150 pacchi di libri, altrettanti d’ogni cosa, oltre al mobilio naturalmente.
Sembrava avessimo retto, Marirò ed io a primavera. Primavera sempre delicata e gentile ma si portava dietro - in agguato - il GRANDE CALDO. Agguati veri, perché appena esploso mi ha preso a bastonate e giù bronchiti, una dietro l’altra. Ed è qui che intervengono Cortisò e Pennicelì. Ma perché “il gatto e la volpe”?
Il gatto e la volpe, dopo aver conquistato la fiducia di Pinocchio, blandendolo e carezzandolo nel senso che gli offrivano soluzioni ai suoi problemi, dolcissimi e servizievoli, lo aggrediscono nottetempo, lui in cammino, mascherati da briganti, irriconoscibili, tentano di impiccarlo e ci sarebbero riusciti se non fosse stato salvato dalla fata Turchina. La mia fata Turchina, Marirò, anche lei affranta e prostrata coi suoi problemi.
Pennicelì, classe 1928: vecchina magra gonna lunga mantella, naso adunco occhi vivacissimi si vede intelligente anche dura inflessibile, riflessi pronti rapida nell’agire all’occasione. Figliato in un secolo tanti piccoli e grossi Antibiotici efficacissimi. Manipoli di soldati, truppe pronte all’attacco, armate schierate da paura, per ogni condizione e necessità quindi, un solo scopo: affrontare e annullare tutto ciò che è infetto, minuto o grosso, ovunque sia dentro di te. Virus, batteri, funghi e lieviti.
Cortisò, classe 1950: molto più giovane, si capirà perché stanno sempre insieme. Alto magro d’acciaio, capelli corvini occhi di un profondo nero attraente, elegante, sofisticato sottilmente crudele, ne conosce una più del diavolo e noi sappiamo quante ne conosce il diavolo. Anche simpatico, ma scopri, dopo che si è mostrato sorridente, che invece è un far la manfrina per conquistarti e prenderti per le pal..pebre. Scopo: sfiammare sfiammare rapido efficace, una specie di pompiere insomma.
Lavorano in perfetta sintonia, Cortisò e Pennicelì, con interventi precisi e generalizzati. Sicché la mattina ti svegli: Sì, sto meglio, pensi, ma guarda! Mi è passato anche il reumatismo al piede. Intelligenti veloci e appaiono pure generosi. Ma… ecco perché gatto e volpe e non soltanto nottetempo; perché a te, in cammino o a casa, di giorno e di notte, prima durante e dopo essere intervenuti, questi due, sempre d’accordo, ti fanno pagare il conto con i così detti effetti collaterali. Ancora più: producendo cambiamenti, stili di vita e peggio ancora, come si vedrà.
Effetti collaterali che elargisce Pennicelì “a mo’ di compenso”, lei che disinfetta -paradosso!- infetta altrove: infezioni fungine per chiunque, infezioni vaginali. Aggiungi: cattiva digestione, anoressia, diarrea, stitichezza, insonnia, debolezza, prurito.
Effetti di Cortisò, il bellimbusto: ulcere nella cavità orale, le afte, che ti ammutoliscono portandoti alle stelle di dolore, nausea, vomito, diarrea, gonfiore addominale e bruciore alla stomaco (vedi? Anche lui che dovrebbe sfiammare…), cuore ballerino, debolezza, crampi, pruriti ovunque e irascibilità. Queste ultime soprattutto rivelano di Cortisò che è un vero traditore, come il gatto di Pinocchio!
E cosa avviene quando insieme insistono sullo stesso cosiddetto effetto collaterale?
L’altra notte mi sveglio di colpo con la voglia di grattarmi in ogni dove. Il prurito mi nasce dentro l’ombelico e come grattarsi? E subito si espande, credi che sia un bene per raschiarsi, raspare, quindi in testa e poi ai genitali e da qui alle spalle che impazzisci perché non ci arrivi. Zapparsi la spalla! La manina, mi urlo nella testa, e dove sta? Così alzandomi nervoso e dubbioso sveglio Marirò.
Che c’è? - La manina! - Ti gratto io.
Mi strappo il pigiama - Sì qui, no, più giù. Sali adesso. Ci vuole la manina. - Cercala nel comò, mentre ti gratto.
E mentre lei cerca con le unghie dentro la spalla ovunque i miei pruriti, io mi adopero tra gli intimi frenetico, avido di manina col suo braccetto di 20 centimetri e le dita di plastica dura, all’altro estremo il calzascarpe. La trovo.
- Lascia amore faccio da me grazie - E giù e su. - Ma ti fai male, ti metto la crema. - No aspetta un altro poco.
Esce e ne approfitto, faccio l’elefante contro l’albero muovendomi come un dannato contro lo stipite della porta. E quando torna, grida anche lei stavolta un NOOO fissandomi dura negli occhi tanto che nella testa mi sovviene: PSICOLOGO. E poi: GUARDATI ALLO SPECCHIO. Lentamente allo specchio, secondi, quindi appoggio l’asta con la manina sulla spalla come lo zappatore quando si allontana con la zappa tra collo e spalla dopo essersi spezzato la schiena sulle zolle. Io sulla pelle.
Questa volta col prurito credo di averli battuti: dura battaglia senz’altro. Il Cortisò, forse stupito e incarognito tramava e infatti… opera sua questa, ne sono certo, questa che segue. Sta manovrando per un cambiamento nel mio stile - diciamo stile - di vita.
Devo premettere: per mantenere la pressione arteriosa al giusto livello, assumo durante il giorno diuretici che mi fanno correre là dove mi occorre una quindicina di volte al giorno. Ora però altra esigenza, perché quei due insieme, come si legge dagli effetti, tentano con azione congiunta di scioglierti e liquefarti, aggiungi per questo una mezza dozzina di volte: togliti le scarpe togliti i pantaloni, tutto necessario, se avete mai subìto capirete. E questa mattina illuminazione! Qui secondo me c’è lo zampino di Cortisò, pronto a scavarti nella mente. Mi ha suggerito. “Maurì (Sì mi chiama per nome…), tutto il giorno a casa, c’è soltanto Marirò, che adesso è pure fuori. Una sorpresa per lei, lei capirà. Cerca una gonna e indossala, starai più comodo all’occorrenza nell’area del bidet.
Sono adesso al televisore, sereno, seduto sul divano con la gonna. Mi sorrido tranquillo e divertito. Ma, ecco… mi accorgo che sto abbassando il lembo della gonna per coprire le ginocchia come le giovani donne di un tempo, gesto femmineo, grazioso per quel tanto di pudore. E subito spunta un pensiero che diventa preoccupazione: E SE FOSSE VERO CHE L’ABITO FA IL MONACO? COME HANNO DIMOSTRATO FILOSOFI e PSICOLOGI CAPOVOLGENDO IL VECCHIO ADAGIO SECONDO CUI PER SECOLI SI E’ CREDUTO CHE ERA VERO IL CONTRARIO, rassicurando così il travestito che l’abito NON FAREBBE il monaco. E qui ecco l’intervento di Cortisò, crudele e mellifluo: Sì, LO FA LO FA! E io così mi convinco desolato, dato che sono in cura da mesi, che è tutto opera sua. E che succederà anche per opera di Pennicelì, che per salvarmi mi ha bastonato per quattro mesi? Eccoli d’accordo…ed io sono Pinocchio!




