In margine a certi eventi

In margine a certi eventi

Maurizio Mazzotta

 

Che con “la notte della taranta” sia stato fatto un ottimo lavoro non possiamo non riconoscerlo se si considera che il Salento è in internet ossia nel mondo per questo evento. E tutti noi, chi più chi meno tranne eccezioni, vogliamo apparire e farci conoscere. Diffuso dunque ampiamente un aspetto della salentinità.

Ma quando di un territorio, di una cultura si estrapola e si pubblicizza, insomma se ne diffonde un solo aspetto, tale aspetto diventa per gli Altri, gli estranei, la caratteristica. Però nessuno e niente, tanto meno un territorio e la sua gente, si rivela con una sola caratteristica.

Quell'unico aspetto che appare semplicemente come caratteristica che permette il riconoscimento della cultura in questione genera alla lunga il pregiudizio. “Ah sì il Salento! La taranta... (come a dire: e nient'altro)”. Il territorio e la sua cultura sono impoveriti perché il pregiudizio incasella, distorce, sgretola. E' alla base di luoghi comuni. Esempio: mi trovo a Milano o a Londra, Parigi, e parlando con qualcuno, a un certo punto mi si chiede: da dove vieni? E io subito: Lecce, Salento. E allora ecco: Pizzica, taranta!

Per questo motivo io mi rivolgo agli autori e li invito - qualunque sia il linguaggio in cui si esprimono - giovani e meno giovani, a esplorare tutti gli aspetti della salentinità e rivelare che come ogni altro paese/territorio/regione siamo ricchi di ogni cosa e in queste “cose” ci esprimiamo in modo UNICO e quindi identificabile. E ciò è necessario oltretutto per bilanciare la globalizzazione che tende a uniformarci, a frenare quelle culture che, per condizioni particolari - pensiamo all'America - e per scopi di marketing - libri, film, oggetti d'ogni tipo che arrivano d'oltre oceano - tentano di modificarci e ci riescono riversando nella nostra testa modelli di comportamento che ci allontanano da noi stessi - vedi le sale dei McDonald's.

Quali sono queste “cose” con le quali ci esprimiamo in modo unico? Il suffisso “ità” indica in genere “astrazione”, e dunque per comprendere la salentinità sono necessari dati concreti, quindi le “cose”. Così la salentinità la troviamo nella pietra e nella luce. La loro peculiarità è fuori discussione: la pietra è tenera, la luce è forte. La salentinità la troviamo nelle inflessioni della parlata, nei gesti, nei costumi e nelle usanze, negli alimenti e nel modo di mangiare. Come ogni altro territorio.

Agli autori dico, in conclusione, non copiate gli altri, tanto meno le culture dominanti, cercate in voi stessi e troverete il nostro mondo. Esprimetelo senza forzature, senza compiacimenti, con naturalezza e semplicità, sarete originali ed emotivamente coinvolgenti.

 

INS 22.10.18

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